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di Vera Mantengoli

Corriere del Veneto, 13 luglio 2025

Il direttore del carcere, Enrico Farina: “Bisogna dimostrare di essere responsabili e seri. La buona riuscita di una persona è garanzia per gli altri”. Lavorano in una stanza dove ci sono solo scrivanie, computer, telefoni e una finestra con le sbarre, ma lo fanno con un sorriso perché è l’occasione per dimostrare che una rinascita è possibile. Sono i nove detenuti del carcere maschile che rispondono alle 5.500 telefonate al mese e alle circa 300 al giorno degli utenti che chiamano il Cup dell’azienda sanitaria Serenissima, guidati da un referente esterno che li ha formati e rimane con loro durante l’orario lavorativo. L’accordo tra Usl 3 e Santa Maria Maggiore si sta rivelando un’esperienza molto positiva per entrambi.

“Per noi relazionarci con il mondo fuori è motivo di entusiasmo. Quando poi, soprattutto con gli utenti anziani, riusciamo a rispondere alle loro richieste d’aiuto, diventa gioia vera - racconta un operatore ristretto - Questo lavoro ci ricollega alla società e la gratificazione che abbiamo dagli utenti stessi ci esorta non solo a fare sempre meglio il nostro lavoro, ma anche a vivere meglio il carcere. Quando finiamo il turno abbiamo il senso di aver fatto bene il nostro lavoro e l’entusiasmo di essere impegnati in qualcosa di utile anche il giorno dopo”. L’istituto penitenziario di recente ha inaugurato una seconda stanza per permettere ai detenuti di lavorare per l’Usl 3. Tra questi c’è anche una persona che “è stata promossa per la sua bravura” e ora ogni giorno lavora all’Ospedale all’Angelo di Mestre. Da quando poco più di un anno fa è arrivato il nuovo direttore Enrico Farina, a Santa Maria Maggiore i detenuti sanno che le possibilità non mancano. In un contesto di sovraffollamento - ci sono 270 detenuti per una capienza di un centinaio di posti in meno - avere la speranza di potersi rimettere in gioco, magari fuori, in regime di semilibertà, aiuta.

“Stiamo dialogando con tutte le realtà del territorio affinché, non appena ci siano le condizioni giuridiche che lo permettano, i detenuti possano trovare un’occupazione grazie alle possibilità della Legge Smuraglia che prevede molti sgravi fiscali per le ditte - spiega Farina - Ovviamente, come ripetiamo a chi è in carcere, bisogna anche dimostrare di volerlo fare e di essere responsabili e seri perché la buona riuscita di una persona è anche garanzia per gli altri e viceversa”.

Gli operatori del Cup hanno dai 25 ai 45 anni e sono italiani, alcuni anche con una laurea, ma non sono i soli che si stanno mettendo in gioco. Dopo gli accordi con gli albergatori, la Procuratoria, imprese edili come la Setten, da poco è stato raggiunto anche un nuovo accordo con l’Avis che ha accettato di accogliere persone messe in prova per lavori socialmente utili, destinandole all’ufficio di chiamata dei donatori e all’accoglienza nei centri trasfusionali. In questo caso saranno 15 le persone coinvolte. “In questo modo il volontariato sostiene il reinserimento”, dice il presidente provinciale di Avis Venezia Fabio Reggio.