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di Adamo Chiesa

lapiazzaweb.it, 23 settembre 2026

L’infestazione mette ancora sotto pressione Santa Maria Maggiore, già alle prese con sovraffollamento e carenza di personale. I sindacati: “Non entra più nessuno almeno fino alla fine dell’estate”. Cimici sui letti e nelle celle, detenuti trasferiti a Padova e nuovi ingressi bloccati. Il carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia è alle prese con un problema che, soprattutto nei mesi estivi, torna ciclicamente a creare disagi, aggravando una situazione già segnata dal sovraffollamento e dalla cronica carenza di personale. Questa volta, però, le conseguenze sono particolarmente pesanti. Nel giro di pochi mesi, a partire dal primo allarme lanciato dalla struttura a luglio, l’emergenza si è trasformata in una situazione che coinvolge anche il carcere Due Palazzi di Padova, dove vengono accolti i nuovi detenuti destinati all’istituto veneziano. Una situazione che si è intrecciata anche con l’evasione, avvenuta mercoledì pomeriggio, di Baeram Florim, detenuto romeno di 33 anni.

Tra gli ultimi casi ci sono Noemi Karibba ed Eric Macaj, arrestati domenica a Mirano con l’accusa di detenzione di circa un chilo di droga. I due ieri sono stati portati nel carcere di Padova. Il loro è uno degli ultimi ingressi “delocalizzati”, conseguenza della decisione di non accogliere nuovi detenuti a Venezia. A confermare le difficoltà sono i sindacati della polizia penitenziaria. Le cimici hanno aggravato una situazione già complicata, caratterizzata da un numero di detenuti superiore alla capacità della struttura e dalla mancanza di personale. Secondo le stime, sarebbero circa cinquanta i detenuti trasferiti in breve tempo con i mezzi della polizia penitenziaria verso Padova. “Santa Maria Maggiore è un carcere stretto, piccolo, diventa un inferno quando si è in troppi e ora abbiamo dovuto chiudere. Basta, non entra più nessuno almeno fino alla fine dell’estate”, spiega il garante dei detenuti di Venezia, Ferdinando Ciardiello.

Il periodo estivo, inoltre, coincide con un aumento degli arresti. “Tra maggio e fine settembre aumentano i reati, ospitiamo gli arrestati che arrivano da tutto il litorale veneziano, dove lo spaccio è all’ordine del giorno. In carcere in questo periodo possono arrivare anche dieci persone in poche ore. Insostenibile. Noi letteralmente non abbiamo più letti, non abbiamo le strutture”, aggiunge Ciardiello.

Il problema, però, non resta confinato a Venezia. A Padova il trasferimento dei detenuti comporta nuove difficoltà per una struttura che aveva iniziato a ridimensionare, almeno in parte, le proprie criticità. “Il Due Palazzi aveva finalmente cominciato a stabilizzarsi”, spiega il garante Antonio Bincoletto. “I numeri dei detenuti, sebbene comunque superiori a quelli pensati per la struttura, si erano leggermente ridimensionati, il personale riusciva a sostenere i turni senza creare situazioni di insicurezza”. Poi l’emergenza veneziana ha cambiato nuovamente il quadro. “Venezia subisce il sovraffollamento estivo, manca il personale e alla fine sono arrivate anche le cimici. Così molti arrivano da noi”.

I numeri indicati dal garante fotografano una situazione già oltre la capienza prevista: nella casa circondariale di Padova ci sono 260 uomini a fronte dei 180 previsti, mentre nella casa di reclusione sono 670, contro una previsione di 480. “Le conseguenze sono pesanti e riguardano il sistema intero, nel suo complesso”, continua Bincoletto. “A farne le spese è la popolazione carceraria. Detenuti veneziani che lamentano la lontananza dai familiari, soprattutto. Ma non solo, il peso ovviamente ricade sulla polizia penitenziaria che deve garantire la sicurezza e anche sui magistrati di sorveglianza, costretti a prendere in considerazione fascicoli di detenuti che molto probabilmente ad un certo punto dovranno essere nuovamente sradicati dal sistema padovano per ritornare, non si sa quando, a Venezia”.

Proprio nei giorni della disinfestazione dalle cimici si è verificata anche l’evasione di Baeram Florim. Secondo una prima ricostruzione, il detenuto sarebbe sceso nell’area esterna comune, aggregandosi al gruppo che attendeva la pulizia di un piano. Avrebbe quindi sfruttato quel momento per riuscire a fuggire. Del detenuto, al momento, non ci sarebbe ancora traccia e, secondo quanto riportato nel testo, avrebbe raggiunto la Romania. L’evasione rappresenta così un’ulteriore conseguenza delle difficoltà che da tempo interessano l’istituto veneziano, tra la presenza ciclica degli insetti, il numero di detenuti superiore alla capacità della struttura e un organico della polizia penitenziaria ritenuto insufficiente.