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Corriere del Veneto, 1 ottobre 2025

La richiesta del direttore del carcere per finire le bonifiche. L’infestazione delle cimici dei letti non è ancora debellata e il direttore del carcere maschile di Venezia Enrico Farina alla scadenza del periodo di moratoria per nuovi ingressi dovuto alle necessità di disinfestazione, ieri ha chiesto altri due mesi di tempo per bonificare le celle. Sovraffollate, quasi il doppio dei detenuti rispetto alla capienza. Le cimici dei materassi muoiono con disinfestazioni che portano le temperature a livelli estremi e l’esigenza primaria è liberare le celle e spostare i detenuti per somministrare la cura di caldo o freddo. Ma con 270 persone a fronte di una capienza di 170, si procede a rilento. E la moratoria a nuovi ingressi, avviata il 28 agosto, finiva ieri.

“Abbiamo fatto richiesta che permanga il blocco degli ingressi - informa il direttore - Attendiamo un provvedimento di conferma”. La questione ieri è entrata prepotente nelle aule di giustizia con un processo per direttissima che ha visto davanti alla giudice Francesca Zancan il caso di un giovane e albanese di 22 anni che abita a Mira. Ha un precedente per spaccio e la procura ha un’indagine aperta sul traffico di cocaina che lo coinvolge, così ha delegato i carabinieri di Mirano di effettuare verifiche. Quando i militari lo hanno fermato l’altro giorno, gli hanno trovato alcune dosi in auto. La perquisizione si è poi ampliata alla sua abitazione e ai dintorni, aiutata dai cani antidroga: nel giardino prospiciente la sua abitazione era stato trovato un calzino nascosto nel quale erano occultate altre dosi. In totale, 100 involucri e 60 grammi. Il pm di turno Roberto Terzo ha chiesto la convalida dell’arresto con la custodia in carcere. L’avvocato difensore Damiano Danesin aveva chiesto i domiciliari e il braccialetto elettronico facendo presente la difficoltà della situazione carceraria: “A Venezia per il problema delle cimici non sono ammessi nuovi ingressi”, aveva argomentato, spiegando che l’eccesso di ristretti non permette di liberare le celle per la bonifica. Dopo una lunga camera di consiglio, la giudice Zancan ha deciso che la gravità delle accuse dell’indagine in corso richiede la misura cautelare in carcere. Causa cimici, il giovane non è stato inviato a Santa Maria Maggiore ma in un istituto in una provincia vicina.