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Corriere del Veneto, 27 dicembre 2020

 

Da un lato la denuncia che, con il carcere sostanzialmente "chiuso" verso l'esterno e dunque senza possibilità di essere visitati dai propri parenti, a cui vanno aggiunte anche le enormi difficoltà di dialogo con i difensori, questo è stato un Natale di grande solitudine per i detenuti di Santa Maria Maggiore a Venezia.

Dall'altro la richiesta di somministrare "con la massima priorità" il vaccino anti-Covid al personale della Polizia penitenziaria. Il consiglio direttivo della Camera penale veneziana, guidato dall'avvocato Renzo Fogliata, accende una luce sul carcere, dopo che nei giorni scorsi era emersa la positività al virus di 24 detenuti e di 3 agenti.

I penalisti hanno scritto una lettera-appello al patriarca Francesco Moraglia (ricordando come per molti detenuti la messa di Natale fosse un momento importante e molto atteso), al governatore Luca Zaia e al sindaco Luigi Brugnaro, ai vari soggetti del sistema giudiziario, ma anche al dg dell'Usl 3 Giuseppe Dal Ben, proprio per sollecitare il vaccino.

"Ci pare inutile sottolineare - è scritto - con quanta preoccupazione e quale sofferenza verranno vissute queste festività nella Casa Circondariale di Venezia". La Camera penale ricorda anche come si fosse cercato di dar vita a un protocollo d'intesa sulle "buone prassi" per permettere adeguati incontri tra detenuti e legali, su cui però da settimane manca il via libera della direttrice. "Una situazione ormai del tutto inaccettabile, pur a fronte della costante attenzione dimostrata dalla presidente del Tribunale di Sorveglianza, la dottoressa Linda Arata - conclude la lettera - e di straordinaria gravità".