di Nicola Munaro
Il Gazzettino, 15 marzo 2020
Siamo le donne che ai vostri occhi fanno parte dell'ultimo ceto sociale, donne che hanno sbagliato ma stanno anche pagando per i loro errori, donne che lì fuori, come tutti voi, hanno una famiglia". Sono 71 donne del carcere femminile della Giudecca.
Che hanno messo mano al proprio gruzzoletto di soldi e hanno messo insieme quello che avevano. Il risultato sono stati 110 euro da donare al reparto di Terapia Intensiva dell'ospedale dell'Angelo di Mestre, uno degli avamposti veneziani nella lotta al coronavirus.
Quella che loro, in una lettera deputata ad accompagnare la donazione all'Angelo, chiamano "protesta pacifica" chiude una settimana nella quale le carceri del Veneto e d'Italia - Venezia compresa - hanno ribollito miscelando paura del contagio e sovraffollamento.
Alla Giudecca, nulla di tutto questo, se non la richiesta di indulto o amnistia data dalla preoccupazione di trovarsi di fronte all'ingresso di Covid-19 tra le celle del penitenziario. Poi la voglia di essere utili, di sentirsi parte della società.
Recluse, sì. Escluse, no: "è un problema che purtroppo riguarda tutti, chiediamo la collaborazione di tutte le carceri d'Italia", scrivono. Loro che poco hanno e tanto hanno donato. A firmare la lettera e partecipare alla raccolta soldi c'erano anche nomi passati sulle colonne della carta stampata per i loro crimini.
Firma la lettera e dona parte dei propri soldi, Manuela Cacco, la tabaccaia di Camponogara condannata (manca la Cassazione) per aver partecipato all'omicidio di Isabella Noventa, la segretaria padovana uccisa tra il 15 e il 16 gennaio 2016 dall'ex fidanzato Freddy Sorgato e dalla sorella Debora Sorgato.
C'è poi Susanna Lazzarini, detta Milly, giudicata responsabile dell'omicidio di due anziane: Francesca Vianello e Lidia Taffi Pamio (giudizio su cui pende la Cassazione). E ancora Lisa Tamburlin, 22enne originaria di Quero, rapinatrice di vecchiette, tra cui una novantenne rapinata a Marghera; Angelica Cormaci (assieme a Patrizia Armellin) accusata dell'omicidio di Paolo Vaj a Vittorio Veneto e Laura De Nardo, la cosiddetta mantide di Conegliano, che commissionò a due killer l'omicidio di Eliseo David, facoltoso ottico.










