di Pierfrancesco Carcassi
Corriere del Veneto, 13 luglio 2025
Gianpaolo Manca porta i turisti sui luoghi del suo romanzo criminale: “Non è Gomorra, tra queste calli la mia vita è andata in rovina”. Il carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia dove Manca ha trascorso larga parte della sua vita. Molti detenuti lo riconoscono, lui saluta: “Non dimentico questo posto” Chi è Reclutato da Silvano “Kociss” Maistrello, si rese protagonista di furti, rapine, traffico di droga e del triplice omicidio dei fratelli Rizzi e di Padovan (10 marzo 1990) Condannato all’ergastolo, ha scontato 36 anni, di cui 12 in isolamento.
Venezia, un sabato rovente di ordinario turismo (senza obbligo di ticket). Nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo c’è un gruppetto di persone davanti al polittico con il San Sebastiano di Giovanni Bellini. Sembra un giro turistico qualunque finché il racconto della guida passa alla prima persona: “Per rubare il dipinto nel 1971 mi nascosi in una cassapanca della chiesa il giorno prima, una suora per poco non mi scoprì. “Adottai” (rubai, ndr) la tela per 300 milioni di lire, su commissione di un magnate inglese. Valore, dicevano, 5 miliardi. Alla fine decidemmo di ricattare la Soprintendenza: mi presero mentre brindavamo con del Dom Perignon ghiacciato”.
La voce nella navata è di Giampaolo Manca, camicia bianca, cappello e foulard: ex membro della mala del Brenta, aveva 17 anni quando fece il colpo che gli valse il soprannome di “Doge”. “Perché in questa chiesa sono sepolti i dogi”, spiega. Le mani che gesticolano e indicano il santo trafitto non sono le stesse di allora. Oggi di anni ne ha 70: dopo averne passati quasi 37 in carcere, 12 in isolamento, per gli omicidi di Massimo e Maurizio Rizzi, uccisi a colpi di pistola nel 1990 insieme a Franco Padovan sull’argine del fiume Brenta, ha saldato il conto con la giustizia. È libero, scrive libri, incontra i ragazzi nelle scuole e organizza tour nei luoghi della “sua” Venezia criminale. “È qui che è iniziato tutto e la mia vita si è rovinata. Sono stato un big del male, ora provo ad essere un big del bene o almeno di fare arrivare il mio messaggio ai giovani: non fate come me”, spiega.
Ad ascoltarlo ci sono una ventina di partecipanti, anche da fuori regione: grandi e piccoli, coppie, famiglie con ragazzi; diversi sono tra i 40mila che lo seguono su Tiktok, dove racconta i suoi ricordi in brevi video, con decine di migliaia di visualizzazioni. Partecipare costa 20 euro. “La metà dell’incasso viene devoluta all’associazione Alphabeta che aiuta bambini e ragazzi con autismo”, chiarisce Manca. Ritrovo alla stazione dei treni a Venezia. Il gangster redento accoglie i partecipanti, stringe mani, si presta ai selfie. Poi si parte. Prima tappa, il carcere di Santa Maria Maggiore: sotto i grandi finestroni con le sbarre che spuntano dietro il muro di cinta, due ragazzi detenuti salutano con la mano.
Manca ricambia: “Non posso dimenticare i miei anni qui dentro, mi sento ancora uno di loro”. E indica le celle: “Da lì vedevo mio figlio giocare nel giardino dell’asilo, da là ho saputo che sarei diventato padre”. Alla vicina chiesa dei Carmini racconta del battesimo negato al figlio appena nato. “Sa, i suoi trascorsi...”, gli disse il prete. L’ex Doge andò dal patriarca di Venezia: “Chiamò il sacerdote per intercedere. E sapete chi era, il patriarca? Albino Luciani (il futuro papa Giovanni Paolo I, ndr)”. Accanto alla chiesa c’era una scuola orafa: un’altra storia. “Portammo via l’oro, 14 chili. Il preside il giorno dopo era sicuro fossimo stati io e mio fratello, ma nessuno ci aveva visti”.
Giampaolo Manca racconta i dettagli di reati, furti, rapine e inseguimenti con i carabinieri, gli occhi vispi di chi rievoca “bravate” di gioventù. Ma appena i ricordi vanno in prospettiva, la mente va agli anni perduti in cella, gli stessi occhi si velano di tristezza o di commozione che Manca scaccia con un “vabbè...”. Stop a Punta della Dogana per ricordare il tentato furto “d’esordio” a 13 anni, quello del motoscafo del miliardario Aristotele Onassis, che ospitò Jackie Kennedy, Maria Callas, Marilyn Monroe, e la furia del padre quando scoprì che si era impossessato di un vaporetto: “Era violento, quante me ne diede...”; all’interno della chiesa di San Sebastiano, nel sestiere di Dorsoduro, si ferma vicino a una finestra: “La scaldammo per romperla ed entrare e trafugammo i dipinti del Veronese”. Segno della croce verso il crocifisso - “Lui mi ha perdonato” - e via verso la tappa seguente. L’ex Doge chiosa spesso: “Sia chiaro che sono qui per raccontare quello che è stato, non per enfatizzarlo o dire che è stato bello”.
“Felice Maniero? Ho capito chi era” - Con la Mala del Brenta contrasti vecchi decenni. A chi gli fa una domanda su Felice Maniero che fece il suo nome agli inquirenti, risponde: “Eravamo in affari, poi ho capito che persona era”. L’ex Doge nel tour sorvola sui delitti: “Mi hanno contattato tanti giornalisti chiedendomi del sangue, della violenza. Io non ci ho voluto parlare... non sono bei ricordi. Non voglio fare “Gomorra” e insegnare ai ragazzini a diventare camorristi”. L’unica morte di cui racconta è quella del bandito Silvano Maistrello, chiamato Kociss. “È stato ucciso dalla polizia su quel ponte”, accusa indicandolo in una delle tappe, “eravamo come fratelli”. Camminando, c’è spazio per le chiacchiere: la vita quotidiana in carcere - “a Venezia le celle si allagavano ed entravano le pantegane”. Ai saluti dei conoscenti o dei negozianti, Manca risponde girandosi verso il gruppo di turisti: “Sono miei amici”. E scherza: “Per chi sono venuti oggi? Per il Doge!”.
“Il male affascina” - Qualche passante gli stringe la mano, “Sei un grande”. Qualcun altro lo fissa con aria interrogativa. Sui social più di qualcuno gli contesta l’opportunità di tenere simili tour. Lui risponde nei commenti di aver pagato per le sue azioni: “Racconto la mia vita e basta. Ma voglio dare un messaggio positivo”. Perché fare il tour allora? “Il male affascina”, sospira, “in troppi mi chiedono della mia storia e ho deciso di raccontarla così”.
L’ultima tappa è al San Sebastiano di Bellini: “Forse la mia vita sarebbe stata diversa se non avessi fatto il colpo... Vabbè”, riflette, e si volta verso la tela: “Quando sono tornato qui per la prima volta, ho chiesto perdono. Ma comunque San Sebastiano mi ha guardato un po’ storto”. Manda un bacio al santo trafitto. Tre ore e mezza di tour, incasso di oltre 400 euro. Alla fine si fa una foto di gruppo, l’ex Doge dà appuntamento in autunno: “Stiamo girando un film memoria sulla mia vita, uscirà nei cinema”. Firma qualche copia dei suoi libri, registra video dediche per parenti e amici dei partecipanti. A un ragazzino che si avvicina con i genitori, raccomanda: “Ascolta sempre mamma e papà, quello che dicono è per il tuo bene”











