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di Alice D’Este

Corriere della Sera, 5 aprile 2022

“Stare in carcere è l’inferno. Ma io sono cambiata. Qui coltiviamo l’orto e poi con le piante officinali facciamo una linea di cosmetici buonissimi, come mi piacerebbe farveli provare”. Ha cominciato con una piccola frase, Katia, per raccontare alle sue figlie che stava diventando una donna diversa. “Mi alzo presto ogni giorno, abbiamo turni di lavoro precisi. lo li rispetto sempre, mi dicono che sono brava”.

Giulia e Chiara non le parlavano più, da quando era diventata una detenuta. Ma settimana dopo settimana grazie alla fiducia riacquistata nel futuro le sue figlie hanno ricominciato a risponderle. “Il momento più bello? Quando ci ha detto che sarebbero tornate a trovarla” dice Liri Longo, della Cooperativa sociale Rio Terà dei Pensieri che si occupa del laboratorio di cosmetici al carcere femminile della Giudecca. Tutto è cominciato con il progetto di un orto, che ha restituito vita a un pezzo di terra incolto che si trovava all’interno del carcere.

La Cooperativa ha pensato di coltivarlo con prodotti “bio” e l’idea ha funzionato. Poi è nato il laboratorio di cosmetici. Dalle piante officinali sotto la guida e i consigli di operatori specializzati le detenute hanno iniziato a produrre shampoo, balsamo, gel doccia. Negli anni la tecnica si è affinata e ora i prodotti sono in vendita online e richiesti come fornitura delle linee di cortesia di alcuni alberghi veneziani di lusso (tra i quali l’Aman Hotel).

“Ogni giovedì mattina ormai da 25 anni - spiega Longo - c’è un banchetto alla Giudecca delle ragazze che lavorano in orto e cosmetica escono per tre ore e vendono i prodotti insieme agli operatori”. “Non ti dico la sensazione che ho provato - racconta una detenuta nella testimonianza lasciata alla Cooperativa dopo essere uscita - quando ho messo piede fuori dal carcere.

All’inizio vedevo tutto annebbiato, mi girava la testa. Mi sono detta: “Io rientro. Non ne voglio sapere, io rientro”. Poi piano piano ti abitui. Sai che però la sera devi tornare e questa è la parte peggiore”. La Cooperativa Rio Terà dei Pensieri è attiva anche al carcere maschile di Santa Maria Maggiore di Venezia. Lì è nato nel 200g un laboratorio di Pvc riciclato che ha sostituito il vecchio laboratorio di pelletteria.

Nella stanza in cui possono stare al massimo 5 detenuti e 4 operatori, sotto i movimenti delle mani di Eric il banner che era esposto nel cartellone cittadino prende nuova forma. Ciò che era destinato a essere buttato via ricomincia a vivere. E intanto Eric, assieme alle borse, ritrova la sua dignità di persona.

“Venire qua - dice lui sorridendo mentre taglia il Pvc per farne uno zaino super cool da vendere online - è come andare all’estero. Io che pensavo di essere l’ultimo degli ultimi, di essere un fallito totale, sto riconquistando un’identità. Ricomincio a vedermi in una prospettiva futura possibile”. Il laboratorio si chiama “Malefatte”, non a caso. Lì i cartelloni pubblicitari vengono tagliati e trasformati in borse, astucci, zaini fatti a mano (www.malefattevenezia.it).

Nel 2013 per dare continuità all’inserimento lavorativo dei detenuti è nato anche un laboratorio di riciclo esterno al carcere dove trova opportunità soprattutto chi può accedere alle misure alternative. E le “Malefatte” sono belle: il brand sta avendo successo. Nel 2017 Mark Bradford, l’artista che rappresentava gli Stati Uniti d’America alla Biennale di Venezia, ha iniziato una collaborazione di sei anni, tuttora in corso, intitolata “Process Collettivo”, con lo scopo di far conoscere al mondo sia il sistema penale sia il successo del modello di cooperazione sociale. Grazie a questa collaborazione nel 2017 è stato aperto un negozio nel cuore di Venezia, vicino alla Basilica dei Prari, totalmente “Made in Malefatte”. E altri progetti sono pronti a partire.