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Il Gazzettino, 20 marzo 2020


Le autorità italiane non sono responsabili per la morte di un detenuto avvenuta alla fine del maggio 2005 nel carcere veneziano di Santa Maria Maggiore, e hanno condotto un'inchiesta efficace per determinarne le cause.

Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha assolto l'Italia dall'accusa, formulata dai parenti del detenuto, di aver violato il suo diritto alla vita perché le autorità penitenziarie non hanno preso misure adeguate ad evitare la tragedia, e le autorità inquirenti non hanno condotto un'inchiesta efficace per verificare i fatti.

A ricorrere alla Corte di Strasburgo, nel 2013, sono stati due parenti del carcerato, un uomo con problemi di tossicodipendenza, trovato morto nella sua cella alla fine del maggio 2005.Gli accertamenti disposti dalla procura consentirono di accertare che l'uomo morì a causato "dell'inalazione volontaria del gas contenuto nella bombola usata per cucinare".

Gli atti di autolesionismo sono uno dei problemi più preoccupanti nei penitenziari della regione, che soffrono di cronico sovraffollamento di detenuti (a fronte di una capienza regolamentare di 1.942 posti i penitenziari della regione hanno ospitato mediamente 2.394 detenuti) mentre il numero di agenti di polizia penitenziaria è sempre più carente.

Nell'ultimo anno censito dalle statistiche ufficiali, sono raddoppiate le morti per suicidio, passate da 2 a 4 (una a Padova e tre a Verona), mentre i tentati suicidi sono lievitati da 57 a 81 e gli episodi di autolesionismo da 556 a 674. Il 2020 si è aperto a gennaio con il suicidio di un colombiano, detenuto per droga, che è riuscito a togliersi la vita dopo un tentativo non andato a buon fine.