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di Carlo Mion


La Nuova Venezia, 28 novembre 2020

 

Oggetti sbattuti sulle inferriate dai detenuti, le forze dell'ordine non intervengono. Tra le richieste, condizioni migliori e l'uso di telefono per i colloqui con i familiari. Protesta rumorosa mercoledì pomeriggio dei detenuti del carcere di Santa Maria Maggiore. Intorno alle 15 e per quasi mezz'ora i detenuti hanno sbattuto sulle inferiate e sulle porte vari oggetti per attirare l'attenzione delle persone che si trovano all'esterno. Motivo della protesta è la richiesta, da parte dei detenuti, di maggiori tutele contro il contagio da Covid.

La protesta è stata solo sonora e non è stato necessario l'intervento delle forze di polizia all'esterno della struttura per mettere la stessa in sicurezza. Ottenute un minimo di garanzie i detenuti hanno smesso la "caciarata". Proteste simili, ma in alcuni casi anche più consistenti, sono avvenute in altre carceri nell'ultima settimana. La questione riguarda soprattutto i detenuti che venuti a contatto con altri carcerati contagiati, che chiedono di essere messi in isolamento in attesa dell'edito dei tamponi. Non sempre le condizioni di quarantena sono ritenute accettabili dai carcerati. Da qui le proteste.

Ci sono poi i colloqui con i famigliari che, colpa l'emergenza da pandemia, sono stati nuovamente, dopo la stretta del lockdown, quasi del tutto azzerati. Per limitare il disagio in molte carceri è stato introdotto l'uso degli smartphone che consentono ai detenuti di poter dare delle videochiamate con i famigliari. Questa soluzione ha evitato, la primavera scorsa la rivolta nelle nostre carceri. Infatti il blocco dei colloqui aveva scatenato delle proteste m, anche violente, da parte dei detenuti. Era successo anche a Santa Maria Maggiore.

L'onda lunga della rivolta nelle carceri italiane era arrivata anche a Venezia il 10 marzo. In quel caso, a Santa Maria Maggiore i detenuti di un padiglione hanno iniziato la rivolta svuotando estintori e cercando di distruggere le inferriate. Hanno anche appiccato il fuoco a materassi e suppellettili. La polizia penitenziaria, insieme ai colleghi della questura, ai carabinieri e ai finanzieri, ha creato un cinturone all'esterno per monitorare la situazione ed evitare eventuali tentativi di fuga, mette dall'esterno con getti d'acqua i vigili del fuoco hanno spento le fiamme.

I terminal automobilistici, attigui alla casa circondariale, erano stati in parte chiusi e numerosi controlli vennero eseguiti in entrata e in uscita lungo il ponte della Libertà. Questo perché si temeva che la rivolta degenerasse e i detenuti riuscissero ad evadere con complici in attesa all'esterno. La calma tornò quando la direttrice del carcere, Immacolata Mannarella, garantì un incontro con una rappresentanza dei detenuti, per stabilire un primo contatto. Quindi i detenuti rientrarono.