Il Gazzettino, 11 marzo 2021
Positive in 8: tamponi a tutte. Finora il carcere femminile della Giudecca era rimasto estraneo al virus: nessun focolaio, come invece accaduto a dicembre nel penitenziario maschile di Santa Maria Maggiore e la prima dose di vaccini alle detenute conclusa nei giorni scorsi. Ma ieri mattina, la scontro con la realtà più cruda di questi tempi di pandemia: di colpo, uno dietro l'altro, si sono verificati otto casi di positività al nemico invisibile. Sei riguardano altrettante agenti di polizia penitenziaria, mentre due sono detenute, una in regime di semilibertà e una che lavora nella cucina della casa di reclusione della Giudecca. Tutte e otto le contagiate stanno bene e non hanno presentato i sintomi tipici della malattia. Non si sa se le due detenute si fossero vaccinate mentre per le agenti, l'appuntamento era fissato al 18 marzo.
La scoperta della positività ha fatto scattare un giro di vite attorno al carcere che, per disposizione dell'amministrazione penitenziaria del Triveneto, è stato chiuso alle visite mentre eventuali nuove detenute dovranno trascorrere una quarantena in una zona dedicata all'isolamento sanitario, per evitare che il virus si diffonda in maniera ancora più forte e possa, così, dilagare.
Per contrastare il virus e dar vita al tracciamento, gli infermieri della cooperativa che presta servizio medico alla Giudecca hanno iniziato una serie di tamponi alle detenute e al personale della struttura di reclusione, in modo da scovare eventuali nuove positività e così isolarle senza trovarsi a fare i conti da un momento all'altro con un bubbone a quel punto quasi incontrollabile.
Non è chiaro come il Covid sia potuto entrare all'interno del penitenziario dell'isola: quello che è certo è che la detenuta in regime di semilibertà è diventata positiva per un contatto sul posto di lavoro all'esterno del carcere.
Difficile dire che sia stata lei a trasmettere il virus anche perché, proprio per il regime di detenzione in semilibertà, la detenuta ha una sua entrata e una sua uscita dal carcere ed essendo l'unica che gode del lavoro extra-carcere, vive già in una sorta di distanziamento sociale dalle altre recluse.
Per questo il lavoro di tracciamento sarà fondamentale, come sarà importante anche l'eventuale invio, da parte dell'Ulss 3, dei tamponi del focolaio all'Istituto Zooprofilattico delle Venezie di Legnaro, nel Padovano, per verificare che la diffusione del virus così velocemente, non sia legata alla presenza di una delle varianti al Covid-19 che si dimostrano essere più aggressive rispetto alla forma originaria. Un focolaio era esploso a dicembre, ma nel carcere maschile di Venezia, quando c'erano stati contagi tra detenuti e agenti della polizia penitenziaria.











