La Nuova Venezia, 2 dicembre 2020
"La protesta dei detenuti avvenuta mercoledì scorso nel carcere di Santa Maria Maggiore pone l'accento sulla drammatica situazione, resa ancora più grave da questo periodo di pandemia, di chi è detenuto ma anche di chi lavora all'interno di una struttura dove gli spazi ridotti fanno emergere i disagi e preoccupazioni di contagio", commentano Gianpietro Pegoraro, Coordinatore regionale Cgil Polizia Penitenziaria e Franca Vanto della Cgil Funzione Pubblica.
"Il sistema carcere in episodi come questo dimostra come non mai di essere inadeguato e superato ad affrontare il problema sia dell'affollamento di detenuti che della pandemia. Situazioni queste, che come sindacato avevamo più volte segnalato proponendo allo stesso tempo del carcere, dove vi è necessità di dare attuazioni alle Leggi che già ci sono, come ad esempio l'applicazione dell'articolo che prevede un sistema integrato di istituti differenziato per le varie tipologie detentive, che costituirebbe un enorme passo in avanti di riforma. Inoltre servono investimenti su più livelli - aggiungono Pegoraro e Vanto.
Ci riferiamo all'edilizia penitenziaria che ogni anno subisce sempre tagli ai fondi per la ristrutturazione delle carceri e nel creare al loro interno spazi più aperti che oggi mancano. Riteniamo che non occorre costruire nuove strutture detentive, ma vi è necessità urgente l'attuazione di un nuovo codice penale, non serve dare attuazione ai decreti sicurezza, che vengono emanati in base ai mal di pancia di un ministro per avere il consenso popolare.
Bisogna inoltre investire su nuove assunzioni di personale (poliziotti, amministrativi, educatori e psicologi) e sulla formazione, che ogni anno viene sempre ridotta, così come è ridotto il vestiario degli operatori di polizia penitenziaria, che viene consegnato con enorme ritardo (a volte con taglie errate) e che in certe occasioni non viene consegnato affatto".











