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di Marta Gasparon

genteveneta.it, 26 aprile 2025

Una promessa lanciata l’anno scorso dal Patriarca in occasione della visita del Papa nella Casa di reclusione femminile della Giudecca, che potrebbe prendere forma già entro il 2025. A parlarne è il direttore della Caritas diocesana, Franco Sensini. Una trentina di posti letto a disposizione di detenuti e ristrette, per garantire loro un graduale accompagnamento verso l’esterno, affinché ricostruiscano la propria autonomia e dignità. È il progetto che dovrebbe prendere forma entro il 2025 (o comunque coinvolgendo parte del 2026), a cui sta lavorando la Caritas diocesana in sinergia con la Diocesi, in linea con l’impegno assunto dal Patriarca Francesco in occasione della visita di Papa Bergoglio in città, e nella Casa di reclusione femminile della Giudecca, nell’aprile dell’anno scorso, quando promise al pontefice che avrebbe portato avanti un’iniziativa di questo tipo, a favore dell’ambiente carcerario.

L’obiettivo - o quantomeno l’auspicio - è quello di ultimare il tutto entro l’anno giubilare in corso, coinvolgendo Casa Mons. Vianello a Campalto, Casa San Giuseppe alle Muneghette a Castello, Casa San Giovanni XXIII a piazzale Roma e un appartamento dell’Ater a Marghera.

L’abitare, tema centrale - Una progettualità descritta dal direttore della Caritas diocesana, Franco Sensini, che fa riferimento alla collaborazione avviata con la Fondazione Esodo, “di cui siamo diventati soci proprio per aiutare il mondo delle carceri”. Fondazione che può contare su un accordo di collaborazione sostenuto da Regione e Cassa delle ammende, per sostenere dei percorsi di riabilitazione connessi proprio al tema dell’abitare. “Questione, questa, particolarmente urgente e complessa alla luce del sovraffollamento registrato soprattutto nella Casa circondariale di Santa Maria Maggiore. Una problematica - osserva Sensini - che potrebbe trovare un aiuto prezioso nelle pene alternative, tuttavia non attivabili in assenza di un luogo esterno in cui vivere. Attraverso la Fondazione gestiamo degli spazi che metteremo a disposizione. Non si tratta di abitazioni, ma di una soluzione, di un percorso legato alla pena alternativa o ad un periodo transitorio in attesa di tornare alla propria vita”.

Le ristrette finora hanno potuto contare sulla Casa San Giovanni XXIII, ma il nuovo progetto prevede che gli 8 posti letto lì a disposizione - che potrebbero anche aumentare di un paio di unità nel caso in cui fossero condotti alcuni interventi di manutenzione - vengano presto destinati agli uomini. Le donne saranno accolte invece alle Muneghette, dove i lavori sono già stati ultimati e dove saranno messi a disposizione 6-7 posti letto, con possibilità di avere due stanze da destinare all’accoglienza di mamme con il proprio figlio. “Da metà maggio saremo sicuramente operativi”, afferma Sensini. Per quanto riguarda gli uomini, il direttore segnala un’altra novità attuata attraverso la Fondazione Esodo; o meglio, grazie al suo braccio operativo, la Cooperativa sociale Nova. “L’Ater ha messo a disposizione un appartamento a Marghera, che verrà arredato dalla Caritas: 5 i posti letto nell’ambito di pena alternativa, fine pena ed eventuali permessi premio. A breve firmeremo il contratto. La Diocesi porta avanti questa progettualità a favore del mondo delle carceri gratuitamente. Non vi sono convenzioni su cui possiamo contare. Tutto si basa su volontariato e fondi derivanti dall’otto per mille, segno evidente della carità e della generosità”. Il 29 aprile intanto è in programma un incontro con Rita Bressani, garante dei detenuti.

Tra le azioni a favore dei detenuti, anche il recupero della Casa Mons. Vianello a Campalto, della Diocesi, già in passato utilizzata. “Strutture come questa vanno rese conformi alle normative e necessitano di un riammodernamento - dice Sensini -. Per garantire loro quella dignità e bellezza che contribuisce a far sentire le persone in un luogo accogliente”. Sensini ricorda il ruolo prezioso dei cappellani di Casa di reclusione femminile e di Santa Maria Maggiore, don Paolo Bellio e don Massimo Cadamuro, oltre che di religiose e volontari. “A Campalto i posti letto saranno 10. Si sta procedendo a progettazioni e autorizzazioni per poter poi dare il via al restauro, che potrebbe partire verso fine estate. L’obiettivo, completare il tutto entro l’anno, ma va tenuto conto delle incognite”. Un ampio parco e i due piani dell’edificio ne contraddistinguono gli spazi, da assegnare in caso di fine pena, pena alternativa e permessi premio.

“Per il futuro? Creare forme di sinergia con istituzioni a livello regionale, proseguendo quanto già fatto con la Fondazione Esodo per consolidare le iniziative in questo settore. È il secondo anno che lavoriamo anche a contatto con le scuole: la Caritas nazionale ha siglato un accordo col Miur per un protocollo dedicato alla formazione a livello di volontariato, che vorremmo applicare anche in Veneto. Portare il tema delle carceri tra gli studenti, permette di far conoscere questo tema tra i giovani e di fare prevenzione in termini di legalità, rispetto e solidarietà”.