di Alberto Zorzi
Corriere del Veneto, 27 settembre 2025
Il 23enne, trasferito nel carcere di Verona, si suicidò. La difesa: furono aggrediti. Sarà un processo in aula, dopo l’audizione dei testimoni, a stabilire se il 24enne romeno Robert R., all’epoca detenuto, sia stato massacrato di botte da quattro agenti penitenziari del carcere di Santa Maria Maggiore, come sostiene l’accusa del pm Andrea Petroni; oppure se invece - come replica la difesa - sia stato solo “contenuto” dopo averli aggrediti. Così ha deciso il gup Benedetta Vitolo che ieri ha rinviato a giudizio i quattro, come aveva richiesto la procura che li accusava di lesioni e falso. Il giudice allo stesso tempo ha invece assolto il medico del carcere che era accusato solo di falso: il suo legale, l’avvocato Marco Vianello, è riuscito a convincere il magistrato che il suo cliente si era comportato correttamente e che non era sua intenzione “coprire” le eventuali botte degli agenti. Per lui il pm aveva chiesto la condanna a un anno e mezzo.
La vicenda risale al 19 febbraio 2024 e la prima parte è stata ripresa dalle telecamere interne. Si vede il giovane che viene fatto uscire dalla sua cella e però invece di seguire le guardie carcerarie corre nella direzione opposta, finché arriva davanti alla porta di uno degli uffici degli agenti. Lì viene fermato da un altro poliziotto che era dentro, poi arrivano anche gli altri e dai gesti si capisce che gli chiedono che cosa volesse fare. Lui li affronta a muso duro e parte un pugno. A quel punto gli agenti lo spingono dentro nella stanza e lì, per l’accusa, l’avrebbero picchiato per una ventina di minuti. Il giorno dopo, com’era già previsto, il giovane era stato trasferito nel carcere di Montorio Veronese, dove il medico, vedendo le ecchimosi, l’aveva subito inviato in ospedale: era stata riscontrata la lesione alla milza che poi avrebbe portato all’intervento di asportazione 48 ore dopo. Il giovane poi era tornato in cella, ma a dicembre si era impiccato.
Per i difensori Mauro Serpico, Francesco Paolo De Simone Policarpo e Martina Pinciroli, in realtà, non c’è stato alcun pestaggio. Ieri hanno depositato una consulenza, firmata dal medico legale Roberto Rondinelli, in cui si afferma che le lesioni riportate dal giovane sono compatibili non solo con un’azione violenta, ma anche con il contenimento di una persona in escandescenza. E che non c’è stata una “frattura” della milza, ma una “lesione splenica” moderata. La difesa aveva chiesto una perizia al gup su questo aspetto, che però ha rimandato la decisione alla collega Alessia Capriuoli, di fronte alla quale si aprirà il processo il prossimo 24 novembre.
Quanto al medico, il pm Petroni lo accusava di aver firmato il nulla osta per il trasferimento a Montorio nonostante lo stato di salute. Il difensore ha però dimostrato che quando visitò Robert aveva ematomi e botte, che furono refertati, ma nessun sintomo di lesioni agli organi o emorragie interne. Gli aveva detto di avvisarlo se le sue condizioni fossero peggiorate, così il giorno dopo non si era opposto.











