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di Margherita Bertolo

Il Gazzettino, 26 ottobre 2025

L’idea della Santa Sede di realizzare un monumento all’uscita di Santa Maria Maggiore. La varcheranno, con passi incerti, le persone che usciranno dal carcere dopo aver scontato la loro pena. Quando riaffacciandosi al mondo esterno, dovranno cominciare di nuovo, superando la paura e la diffidenza degli sguardi. La Porta della Speranza che verrà costruita all’esterno del carcere maschile di Santa Maria Maggiore, nel sestiere veneziano di Santa Croce, vuole infondere coraggio e dire: “Non abbiate timore, siamo pronti ad accoglierti”. Ideata dal regista Mario Martone e realizzata dalle mani sapienti di artigiani da tutta Italia, rappresenterà la forza di un genere umano che, attraverso la creatività e l’intelletto, riesce a rinnovare se stesso. Nella mente e nell’anima. Simbolo di un rito di passaggio e della rinascita.

È questo il cuore del progetto nato da un’idea del Cardinale José Tolentino de Mendonça, presidente della Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis e prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede. Un’iniziativa che si intreccia con l’apertura della Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia, avvenuta all’inizio del Giubileo. “La speranza è un sentimento nel cuore di tutti gli uomini e di tutte le donne. Quando il vaso di Pandora si apre e i mali del mondo si riversano, rimane la speranza”, spiega il professor Davide Rampello, curatore, direttore artistico e creativo (tra le esperienze, in passato, anche il Carnevale di Venezia), storico presidente della Triennale di Milano (dal 2003 al 2011), docente universitario e volto televisivo (l’ultima di tante è Striscia la Notizia).

È proprio lui, attraverso la Rampello & Partners, a curare l’intero progetto, che in Italia prevede la realizzazione di otto monumentali Porte da installare di fronte ad altrettante carceri italiane (e due portoghesi), dove saranno visibili a tutti. Ciascuna sarà ideata da un interprete della creatività umana. Ci sono gli architetti Michele De Lucchi, Fabio Novembre, Stefano Boeri. Gli artisti Gianni Dessì e Mimmo Paladino. Fino allo chef Massimo Bottura, all’astrofisica Ersilia Vaudo Scarpetta, al regista Mario Martone, il quale interverrà, appunto, a Venezia. “Far realizzare le porte non solo agli artisti ma anche chi pratica scienza, i mestieri e professioni diverse, è fondamentale: la speranza è virtù (da vis, forza) e le virtù sono la forza dell’uomo”, spiega Rampello. 

Il processo creativo delle Porte della Speranza parte dalle persone che quell’arco un giorno lo dovranno varcare. E così Mario Martone, che gli ambienti carcerari li ha più volte raccontati - l’ultimo caso è il recentissimo “Fuori”, adattamento cinematografico del romanzo autobiografico di Goliarda Sapienza “L’università di Rebibbia” (1983) - giovedì ha trascorso l’intera giornata all’interno della casa circondariale di Santa Maria Maggiore. “È stato toccante, si tratta di persone con un’esperienza di vita incandescente che si trovano in una situazione in cui trasmettono il loro dolore, la loro speranza. E anche la loro determinazione: sono pronte a uscire e ad affrontare la vita in una maniera diversa, non commettendo gli stessi errori”. Eppure, sul loro destino incombe un enorme interrogativo: “Cosa troveranno all’uscita? Questo è il punto - incalza Martone -. Tra i detenuti che ho incontrato a Venezia c’è un iracheno fuggito dalle bombe. Arrivato in Italia ha dormito sotto i ponti e a un certo punto è finito in carcere. Una volta uscito, cosa troverà? È questo il punto”. Di sicuro, ad accoglierlo, ci sarà una porta, la Porta della Speranza.

Per ora c’è il massimo riserbo sul progetto. Di sicuro, sorgerà di fronte all’ingresso del carcere. “Servirà valutare con molta attenzione l’ambiente circostante, con cui il monumento dovrà dialogare in modo naturale e non invasivo”, premette Martone, rivelando un sentimento di profondo rispetto per Venezia.

“Una città che mi è cara e vorrei che non venisse mai toccata o sfregiata”, aggiunge. Quel che è certo è che tutte le Porte, inclusa quindi quella veneziana, saranno realizzate in materiali come il metallo, la pietra, il legno, “i materiali della croce”, come li ha definiti Rampello. La pietra sarà quella di Vicenza, facile da lavorale, severa, grigia. E se Martone sceglierà la carpenteria metallica, ad occuparsene sarà la Maeg di Vazzola, guidata da Alfeo Ortolan, mentre Maurizio Milan, con Buromilan, curerà gli aspetti tecnici del progetto, che sarà realizzato entro settembre dell’anno prossimo.

Con il coinvolgimento di una “bottega” - così Rampello ama definirla - di oltre cento persone tra ideatori, professionisti e maestranze. Dove l’arte diventerà viatico per l’anima. Tutti offriranno il proprio saper fare a titolo gratuito, e ai costi vivi provvederà la Fondazione Cariplo. Ogni fase della realizzazione, a Venezia e nelle altre carceri, sarà documentata da un unico libro-catalogo e da un film diretto da Giuseppe Carrieri. A ritrarre il volto di una Chiesa più laica che mai, che esce dal tempio e percorre le calli. Per accogliere chi si appresta a ricominciare la propria vita, quasi a dire: “Non abbiate paura!”.