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di Alessandra Zauli

Elle, 12 maggio 2026

Sartoria della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca, Banco Lotto N° 10, forma le ristrette trasformando il lavoro artigianale in mestiere e prospettiva. E l’8 maggio ha sfilato a Venezia, tra manifattura locale e inclusione. La Moda può essere molte cose; sistema culturale e industria, differenziazione e omologazione, desiderio e anteprima del reale. Può raccontare un’epoca, costruire identità, progettare delle corazze di stile per presentarsi al mondo. Più raramente, riesce a tenere insieme estetica e responsabilità, gesto creativo e impatto reale.

Come un timbro preciso che passa attraverso il rumore secco di una macchina da cucire, come il gesto ripetuto del taglio, o la disciplina del punto che tiene insieme ciò che rischiava di disfarsi. Come un riscatto personale che passa attraverso l’abilità riconosciuta (e retribuita) di fare un vestito, tra estro e tessuti preziosi, tra prove ed errori che, un punto alla volta, possono ricucire guardaroba così come animi. Così è Banco Lotto N°10 una sartoria attiva all’interno della Casa Circondariale Femminile della Giudecca, a Venezia, dove il fare abito coincide con il costruire competenze e, soprattutto, prospettive.

Un progetto di moda etica e giustizia riparativa dove il lavoro sartoriale smette di essere terapia simbolica per diventare mestiere e reddito, con le mani a sporcarsi di tecnica; imparando, sbagliando, correggendosi, insistendo. Ideata nel 2003 dalla Cooperativa Sociale Il Cerchio Onlus che da oltre vent’anni opera a favore di ex detenuti e detenute, promuovendo percorsi di inclusione lavorativa e sociale in collaborazione con enti pubblici e aziende private, la sartoria è un ponte tra il dentro e il fuori, uno strumento concreto in cui la Moda - per riagganciarsi a ciò che dicevamo all’inizio - acquista un altro significato ancora; mezzo di espressione e di libertà, strumento per riscoprire il proprio talento attraverso l’apprendimento delle tecniche di taglio e cucito che qui vengono insegnate da una coordinatrice coltivando al contempo la creatività individuale di ciascuna delle ristrette.

Gli esiti di questa inventiva, nonché del saper fare appreso che confeziona artigianalmente e rifinisce a mano ogni abito, si ammireranno l’8 maggio quando il cinquecentesco Padiglione delle Navi del Museo Storico Navale, si trasformerà in setting per Una per una. Moda come rinascita. Seta, tradizione e artigianato veneziano, la sfilata di Banco Lotto N°10 che condurrà in passerella la tradizione veneziana e quella manifattura locale nate dalle sarte del carcere femminile della Giudecca, guidate dalla direzione artistica di Margherita Uliana. A introdurre il défilé sarà la curatrice internazionale di arte contemporanea Ute Meta Bauer, a sottolineare la dimensione culturale oltre che sartoriale dell’evento, mentre la conduzione spetterà a Carolina Valmarana, di Villa Almarana ai Nani. In pedana, invece, modelle non professioniste e le Marie del Carnevale di Venezia, un pezzo del folklore della città a farsi qui simbolo di continuità culturale e inclusione, e la cui Associazione supporta per la prima volta il fashion show di Banco Lotto N°10.

E se ci si aspetta il solito cliché di una moda sociale con poco mordente, occorrerà ricredersi osservando i trenta capi che sfileranno all’Arsenale e di cui vedete qui qualche piccola anticipazione: tra sete chartreuse e motivi floreali, tra scollature à la Bardot e volumi sbuffanti in linea alle tendenze del momento. “Ogni punto racconta anni di formazione, di cura, di orgoglio artigianale ma soprattutto della ricerca di una seconda chance - spiega infatti la direttrice artistica Margherita Uliana nella cartelletta stampa -. Protagoniste del progetto sono le ristrette che vivono in condizioni di marginalità sociale: qui hanno l’occasione di acquisire delle nuove competenze tecniche e professionali. Ogni capo Banco Lotto N°10 è realizzato artigianalmente e rifinito a mano da queste donne”.

A corollario del défilé poi, il primo lookbook realizzato in collaborazione con il Mozarteum di Salisburgo, una tra le più rinomate università di musica e di arti performative al mondo, che verrà presentato durante la 83ª Mostra del Cinema di Venezia e vedrà protagoniste le Marie del Carnevale che, scattate dagli studenti dell’università austriaca negli angoli più suggestivi di Venezia, interpretano i capi della collezione. Mentre il Festival di Salisburgo ospiterà dal 17 luglio al 30 agosto il primo pop-up store di Banco Lotto, che tornerà al Lido di Venezia in occasione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, per poi viaggiare verso Vienna a dimostrazione dell’attitudine cosmopolita del progetto, Venezia vedrà il debutto di una nuova boutique. Uno spazio tailor-made progettato grazie al supporto di un pool di architetti provenienti da diverse parti del mondo sotto la regia di Alfredo Brillembourg, Leone d’Oro 2012 della Biennale di Architettura di Venezia. “L’idea progettuale - racconta Adriano Toniolo, consigliere della Cooperativa Sociale Il Cerchio che gestisce il progetto - è di creare un luogo d’incontro tra chi produce capi con le mani e chi cerca oggetti di alta sartoria con un’anima”. Punto dopo punto, per una moda che cuce abiti e, soprattutto, possibilità.