di Alvise Sperandio
Il Gazzettino, 16 novembre 2020
"Al di là della normativa sui giudizi in tempo di Covid, resta che la trattazione orale del contradditorio è vissuta con crescente fastidio e in Cassazione dilaga la scandalosa prassi di riportarsi ai motivi del ricorso".
A denunciarlo è la Camera penale veneziana con il suo presidente Renzo Fogliata, che a proposito delle impugnazioni delle sentenze davanti al giudice di grado superiore, denuncia la mancanza di dibattito in aula. "Ciò è apprezzato e favorito dai giudici che, stravolgendo i ruoli, liberano immediatamente i difensori che fanno sapere che si riportano, chiamando per primi i loro processi. Gli inviti, rivolti all'oratore, a concludere in fretta sono ormai una costante nei giudizi di impugnazione", scrive Fogliata in una nota, riferendo di sentenze della Cassazione che rigettano le richieste di un giudizio di legittimità ripetendo gli stessi argomenti adottati nei gradi precedenti, dove invece le valutazioni sono di merito.
Problemi ci sono anche in appello: "Prosperano prassi di sostituire la relazione orale, imposta dal legislatore, con relazioni scritte o di richiamare i difensori a trattare oralmente solo se in grado di sviluppare argomenti diversi da quelli trattati nell'atto introduttivo del grado". Gli avvocati penalisti ricordano l'importanza del confronto davanti al giudice senza limitarsi ai documenti: "L'oralità ha una vita propria.
La persuasione, la declamazione, l'accentazione, il dialogo con il giudice, non albergano nella carta. Secoli di evoluzione, cultura, tradizione sorreggono la discussione orale, non casualmente presente in ogni grado del processo penale. Ebbene, con il pretesto - perché di questo si tratta - dell'emergenza epidemiologica, il disegno di una parte della Magistratura si realizza. È ben vero che il difensore può chiedere la discussione orale, ma il rapporto tra regola ed eccezione si capovolge".
Fogliata va all'attacco sostenendo che tutto ciò giova "solo a una parte della Magistratura, la quale, con una commistione alla politica non solo tollerata, ma promossa e disciplinata da norme e istituzioni, siede nei Ministeri; siede, cioè, accanto alla politica, mescolandosi con essa e - di più - dirigendone l'azione e, come in tal caso, la penna. La Camera penale veneziana non rimane silente ad osservare il tramonto del processo, impegnandosi anzi a rendersi promotrice e sostenitrice di profonde riforme".











