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di Virginia Grozio


Il Gazzettino, 2 agosto 2020

 

Lo ha chiesto la Lega lamentando problemi strutturali e di sicurezza. Aree dismesse, problemi strutturali e di sicurezza, grandi difficoltà logistiche. E tanto altro ancora. Questo è il bilancio della visita di ieri effettuata alla Casa di reclusione femminile della Giudecca dall'Unione sindacati di polizia penitenziaria del Triveneto e da una delegazione di deputati veneziani della Lega, composta da Giorgia Andreuzza, Alex Bazzaro e Sergio Vallotto.

"Il carcere femminile di Venezia Giudecca ha fatto il suo tempo. È ora di pensare una buona volta ad una struttura idonea, funzionale ed in terraferma. Investire massicciamente su un edificio vecchio e con limiti evidenti sul piano della sicurezza e della logistica è anacronistico e oltremodo dispendioso per i cittadini", hanno dichiarato i deputati della Lega.

Il sopralluogo è stato finalizzato alla verifica delle condizioni di igiene, salubrità e sicurezza degli ambienti e luoghi di lavoro del personale all'interno della struttura. Le criticità del carcere femminile della Giudecca emerse sono molte e su diversi fronti. Nell'antico edificio vi sono zone pericolanti, aree non utilizzate, parti recintate, cavi a vista ed è stata anche riscontrata la presenza di topi, malgrado le operazioni di derattizzazione.

I fatiscenti ambienti del carcere risultano essere inadatti al lavoro degli agenti della polizia penitenziaria, ogni giorno impegnati in lunghi turni a contatto con persone dalle situazioni estremamente complicate. Inoltre la collocazione dell'antico stabile veneziano, in passato sede di un convento, rende davvero difficoltoso il raggiungimento del luogo di lavoro. A causa della mancanza di spazi in caserma, alcuni agenti sono costretti a lavorare da pendolari.

"Le postazioni destinate per i posti di lavoro degli agenti, non sono conformi a quelle previste dalla legge 81/2008. La soluzione è pensare a una location diversa sia per gli ospiti, sia per gli agenti. Per coloro che vi lavorano, la struttura è diventata una sede di passaggio dove non si ci ferma perché non sussistono le condizioni abitative e lavorative", ha dichiarato Leonardo Angiulli, Segretario Generale Uil-Pa Polizia Penitenziaria del Triveneto.

"Alle donne e agli uomini in divisa che ogni giorno vi lavorano occorre garantire sicurezza", hanno sottolineato gli esponenti leghisti. Per poi aggiungere: "C'è un evidente problema per l'incolumità del personale, con le detenute a contatto diretto con le donne della polizia carceraria. Per il personale della polizia carceraria, inoltre, raggiungere il luogo di lavoro è a dir poco difficoltoso, tant'è che molte candidate al ruolo optano per altre sedi.

È ora di adottare provvedimenti concreti. L'acqua alta ha evidenziato le difficoltà di mantenere in laguna un edificio storico e sottoposto a vincoli della Sovraintendenza. Già nel 2012 la Lega si era battuta per lo spostamento in terraferma della struttura penitenziaria, ma l'amministrazione di sinistra bocciò la proposta. Questi sono i risultati".