Il Gazzettino, 15 aprile 2020
"Svuotare il carcere in fretta: prevenire è necessario". Lo chiede la Camera penale veneziana, esprimendo preoccupazione per la situazione vissuta all'interno dei penitenziari da quando è scoppiata l'emergenza coronavirus. "Assistiamo attoniti a uno stallo preoccupante nelle decisioni di chi - politica, pubblici amministratori, magistratura - dovrebbe farsi carico di interventi più coraggiosi a tutela della salute nel carcere quale parte della collettività - si legge in una comunicazione inviata a tutte le istituzioni - Di fronte alla pandemia, qualche decina di detenuti scarcerati nel Paese grazie al Cura Italia costituiscono un sintomo di inerzia".
I penalisti si chiedono se in carcere siano utilizzati i previsti dispositivi di protezione e si stia facendo tutto il possibile per rendere i penitenziari meno affollati e dunque più conformi alle esigenze di salute. Nel frattempo sono stati sospesi i colloqui tra i reclusi e i loro familiari (sostituiti da chiamate via Skype), la concessione di permessi premio e il regime di semilibertà, così come di fatto anche il lavoro esterno.
A ciò si aggiunge che i previsti braccialetti elettronici non ci sono con il risultato che i detenuti che ne hanno i requisiti non possono ugualmente uscire. "La risposta normativa è all'evidenza del tutto insufficiente e risibile", denuncia la Camera penale, chiedendo interventi concreti e un'applicazione nella giurisprudenza locale meno rigida e miope. "Il rischio di contagio da Covid-19 è rilevante in sé - evidenziano gli avvocati - in particolare per taluni soggetti, perché nel contesto penitenziario è impossibile una gestione sanitaria adeguata una volta che il virus sia entrato in carcere".
La Camera penale sottolinea come la tutela da garantire ai detenuti riguarda l'intera collettività, in quanto focolai interni "si riverserebbero sulla comunità esterna" ed elenca una serie di provvedimenti con cui la magistratura di sorveglianza, su scala nazionale, è stato affrontato il problema delle condizioni di salute, di particolare gravità ma anche per condannati in esecuzione pena per gravi reati, "superando la tradizionale accezione dell'incompatibilità tra condizioni di salute e stato detentivo, affermando che l'esecuzione della pena deve trovare un limite nella tutela del diritto alla salute, riconosciuto dalla nostra Costituzione e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo".










