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di Nicola Munaro

 

Il Gazzettino, 26 giugno 2019

 

Un fumetto, sullo stile di quello che fu Corto Maltese; un profumo e la creazione di maschere, un'arte tipica di Venezia. Tutto di provenienza dalle carceri cittadine di Santa Maria Maggiore e della Giudecca. Eccolo "Maschere di libertà", il progetto nato all'interno delle due case di reclusione di Venezia e che punta forte sulle arti di alcuni detenuti.

Sono stati loro, infatti, a volere a gennaio l'apertura di un corso per la realizzazione di maschere, dando così il via ad altre idee che hanno trovato terreno fertile nella volontà dei volontari che ogni giorno varcano i cancelli di Santa Maria Maggiore e della Giudecca per far sembrare il più normale possibile quella che è, di fatto, una vita impossibile.

Partendo dalle maschere, si è poi sviluppata anche l'idea di un fumetto, grazie all'abilità nel disegno di uno degli ospiti della struttura. È stato lui a tratteggiare - sullo stile del fumetto di Hugo Pratt - a dare forma e visi ai protagonisti di una storia d'amore impossibile che ha la sua ambientazione perfetta nella Venezia del Settecento, lì dove un pescatore si innamora di una nobildonna. Storia e fumetto che verranno presentati - assieme alle maschere - venerdì pomeriggio al negozio di Mestre Il Fontego, in via Paruta.

Quella sarà anche l'occasione per dare alla luce il terzo step del progetto realizzato all'interno delle mura del carcere veneziano, ovvero il Profumo di Venezia, lo stesso nome anche del fumetto: si tratta della quintessenza della città d'acqua. Note di testa del profumo saranno legno di cedro del Libano, camomilla del Marocco e bergamotto; note di cuore: pepe rosa, rosa damascea, ylang ylang e come note di fondo: myrra (un omaggio alla protagonista della storia d'amore, ndr), incenso legno di sandalo mysore, legno di guayaco del Perù.

"Maschere di libertà - spiega Fabrizio Longo, tra i promotori del progetto - dà una possibilità ai detenuti di imparare un mestiere che ancora offre buone opportunità di lavoro esterno, favorisce un dialogo costruttivo e rilassato tra le etnie, richiama l'interesse di laboratori esterni e l'impegno durante il corso, allontana detenuti e detenute da pensieri negativi rispetto alla loro condizione".