Il Gazzettino, 18 febbraio 2021
Pene tra un anno e un anno e mezzo. Il pubblico ministero, Giorgio Gava, ha avanzato le sue richieste per sei dei 23 indagati di varie nazionalità (italiani, tunisini, marocchini, romeni, senegalesi, bulgari) accusati di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale durante la rivolta in carcere scoppiata il 10 marzo dell'anno scorso.
I sei sono quelli che hanno chiesto il rito abbreviato, per godere dello sconto di un terzo della pena. Mentre gli altri 17 hanno scelto di difendersi in un'udienza con rito ordinario. L'udienza si è svolta ieri, nell'aula bunker di Mestre, davanti al giudice per l'udienza preliminare Marta Paccagnella. Tra i difensori dei sei imputati, l'avvocato Federico Tibaldo. Dopo le richieste del pm, il giudice ha rinviato l'udienza al prossimo 12 marzo.
Quel giorno pronuncerà la sentenza relativa ai sei che hanno scelto l'abbreviato e fisserà anche la data di inizio del processo con rito ordinario per gli altri 17. La rivolta del 10 marzo a Santa Maria Maggiore avvenne nel clima confuso di inizio pandemia. Mentre nei penitenziari di tutta Italia infiammava la protesta per i primi Dpcm che vietavano le visite di parenti e avvocati, anche il carcere di Venezia visse una mattinata di forte tensione.
Tra i detenuti di Santa Maria Maggiore crebbe il malcontento per lo stop alle visite, nonché la paura del virus. In particolare il timore di finire come i passeggeri della nave da crociera che in quei giorni assistevano al contagio progressivo di tutti i presenti. Prima c'era stato il consueto tam tam fatto di stoviglie e altri attrezzi sbattuti sulle sbarre. Poi le cose erano degenerate.
Tutto iniziò al secondo piano del complesso carcerario dove una cinquantina di detenuti spaccò i vetri di alcune finestre delle celle, diede fuoco a materassi e coperte lanciandoli in un'area comune, gridando a gran voce e battendo i blindi delle celle per chiedere di essere liberati. Intervenuti i pompieri e tutte le forze dell'ordine, la rivolta era stata sedata a fatica.
Dopo quella giornata di tensione, per una decina di detenuti era scattata la punizione di 10 giorni di isolamento. Parallelamente la Procura aveva avviato l'inchiesta che ha individuato i 23 indagati. Sullo sfondo resta il problema del sovraffollamento delle carceri veneziani, che nonostante qualche scarcerazione, resta fonte di tensioni in questo periodo pandemico. Lo si è visto anche a fine anno, con forti proteste tra i detenuti.











