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La Nuova Venezia, 17 dicembre 2020

 

La protesta contro il blocco delle visite causa lockdown e il sovraffollamento era iniziata con la tradizionale "battuta" delle stoviglie contro i ferri delle celle. Poi, però, una cinquantina di detenuti era passata a distruggere telecamere, suppellettili e persino a dare fuoco alle lenzuola, con spirali di fumo che uscivano dalle finestre del carcere, creando pericolo e scompiglio.

Ora la violenta protesta che ha scosso per giorni Santa Maria Maggiore in pieno lockdown, a marzo, è arrivata a giudizio: 23 i detenuti delle più diverse nazionalità (italiani, tunisini, marocchini, romeni, senegalesi, bulgari) che sono stati accusati di aver preso parte alle violente proteste e sono così stati citati a giudizio dal pubblico ministero Giorgio Gava, con l'accusa di danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Ieri, si è svolta la prima affollata udienza preliminare davanti alla giudice Marta Paccagnella, in aula bunker: in 7 hanno fatto richiesta di rito abbreviato, gli altri hanno deciso di difendersi in aula. Prossima udienza il 17 febbraio. Tra i difensori gli avvocati Federico Tibaldo, Mauro Serpico e Marco Zanchi.

Nei primi giorni di marzo, le proteste hanno scosso per giorni il carcere veneziano, che da sempre soffre per il sovraffollamento. I divieti di visita dei familiari a causa dell'emergenza coronavirus avevano fatto partire la rivolta in molti istituti in Italia. A Santa Maria Maggiore c'era così chi era passato dalle "battute" di protesta serali, alle vie di fatto. La tensione era andata crescendo.

Al secondo giorno di protesta decine di persone, hanno infatti deciso di passare all'azione: sezioni e telecamere interne distrutte, letti rovesciati, stoviglie rotte, persino principi d'incendio e fumo dalle ringhiere. Il carcere venne circondato da centinaia di agenti, carabinieri, finanzieri, polizia locale, controllato dall'alto da un elicottero, mentre squadre di vigili del fuoco vennero impegnate per mettere in sicurezza il carcere. In quei giorni, Santa Maria Maggiore contava 262 persone recluse a fronte di una capienza regolamentare di 159 posti (e di una capienza tollerabile di 239).