di Carlo Mion
La Nuova Venezia, 9 febbraio 2021
È uscito dal carcere di Santa Maria Maggiore come previsto intorno alle 10. Prese le sue cose ha riassaporato la libertà. Con sé il detenuto veneziano di 43 anni ha portato pure il contagio da Covid. Infatti era uno della cinquantina di detenuti rimasti contagiati in questi mesi nel carcere maschile. Nonostante il contagio e la sua richiesta a varie autorità di trovargli un luogo dove trascorrere la quarantena, nessuno ha fatto qualche cosa, tranne il suo legale, l'avvocato Marco Zanchi, che ha cercato di sensibilizzare autorità carcerarie e sanitarie.
L'uomo contagiato, ma asintomatico, cercava un posto fino alla negativizzazione in quanto non può tornare a casa dai genitori. Attualmente ha la residenza dai genitori, entrambi ultra ottantenni. L'abitazione è piccola e quindi difficilmente si può organizzare un isolamento efficace. E il rischio quindi di contagiare i due anziani è molto elevato. Aveva pure chiesto di trovargli un posto, a pochi soldi, in attesa di diventare negativo. Avrebbe pagato lui con i pochi soldi che aveva. Niente. Nessuna risposta a questa sua disponibilità.
Da ieri mattina, lui è uomo libero, si sono perse le tracce del contagiato. Libero anche di contagiare. Una decina di giorni fa altro episodio singolare per un detenuto contagiato del Santa Maria Maggiore. Carcerato che da Venezia doveva essere portato a Brescia perché messo ai domiciliari e questo nonostante fosse acclarata la sua positività al Covid, da diversi giorni. Senza indicazioni contrarie, però, il trasporto era da fare. E quindi, con tutte le precauzioni e i rischi del caso, si è messa in moto la macchina organizzatrice per il trasporto, diventato operativo. A metà strada, poco dopo Verona, il contrordine. Arrivato fuori tempo massimo.
"Riportatelo a Venezia, sarà trasferito ai domiciliari non appena negativo al tampone". L'intreccio burocratico è tra il Tribunale di Rieti e il carcere di Venezia, e a farne le spese sono stati tre operatori di polizia penitenziaria che poi sono stati messi in isolamento fiduciario per essere entrati in contatto con un positivo. Protagonista un detenuto 50enne, di origini straniere. Qualche giorno prima del trasporto, il tribunale di Rieti (competente per i reati commessi dall'uomo) aveva disposto la misura alternativa degli arresti domiciliari per consentirgli di scontare il resto della pena nella sua abitazione di residenza, a Brescia.
L'uomo però era risultato positivo al tampone molecolare, esito di uno degli ultimi screening realizzati all'interno della struttura dopo i numerosi casi di contagio registrati nelle ultime settimane. La sua situazione era stata fatta presente dalla direzione del carcere al tribunale di Rieti. Fatto sta che, senza ulteriori indicazioni, il trasferimento a Brescia era stato confermato. Non senza le preoccupazioni degli operatori penitenziari. Uno dei tre ha percorso più di due ore a contatto con il detenuto nell'ambulanza.











