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di Davide Tamiello

Il Gazzettino, 7 giugno 2024

Non è ancora un caso chiuso quello del suicidio in carcere di un 32enne romeno. In un primo momento, infatti, pareva che l’uomo non fosse un soggetto “a rischio”, ora invece parrebbe che l’uomo avesse già tentato di togliersi la vita in un paio di occasioni. La pubblico ministero titolare del fascicolo (che non conta indagati), Anna Andreatta, ha quindi disposto l’autopsia. Se dovesse essere confermata la questione dei precedenti, si dovrà capire come mai quell’uomo, in quel momento, fosse stato lasciato da solo. Il 32enne era stato arrestato ad aprile per aver accoltellato, il 26 febbraio scorso, il titolare del bar Skb in corso del Popolo. L’uomo aveva una compagna e tre figli ed era molto provato perché voleva tornare a casa per vederli. Essendo detenuto per un caso di tentato omicidio, però, era necessario attendere i tempi tecnici della giustizia: un’istanza di scarcerazione, o comunque di cambio di misura come gli arresti domiciliari, non si ottiene dall’oggi al domani.

Della tragedia si era interessato immediatamente il garante dei detenuti di Venezia, l’avvocato Marco Foffano, che si era recato in carcere per approfondire quanto accaduto. Si tratta del primo decesso in carcere del 2024. Giusto un anno fa, tra giugno e luglio, il mese nero con ben tre suicidi tra le celle del carcere lagunare. “Mi sono raccomandato con le guardie penitenziarie - continua Foffano - perché tengano alta l’attenzione, il rischio di emulazione è altissimo in questi casi”.

I numeri sono il vero problema endemico: il carcere di Venezia è pensato per 160 persone, ma è pieno al 145%. Attualmente, infatti, il numero totale dei detenuti è di 250. “E se assistiamo a un evidente sovraffollamento - conclude Foffano - non possiamo che constatare i pesanti limiti di organico del personale di polizia penitenziaria”.

Nello stesso giorno, oltre al suicidio a Venezia, ve ne era stato anche un secondo nel carcere di Cagliari. “Sale così a 39 - prosegue Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria - il numero complessivo dei suicidi di detenuti dall’inizio dell’anno, cui vanno aggiunti quattro appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che, parimenti, si sono tolti la vita. Mentre la politica sembra assorta fra la campagna elettorale e la separazione delle carriere della magistratura, ciò che tragicamente non si riesce a scindere è la morte dalle carceri”.