di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 7 novembre 2024
Era in carcere per reati contro il patrimonio T.M., il 41enne magrebino che martedì si è impiccato nel bagno della sua cella a Santa Maria Maggiore. L’uomo era detenuto da aprile con una sentenza appellata e due procedimenti in attesa di giudizio e in un momento di sconforto (anche se “non aveva dato particolari segni di disagio e di recente aveva visto i propri cari”, ha riferito affranto il garante dei detenuti, l’avvocato Marco Foffano) ha deciso di farla finita. Il pm di turno Andrea Petroni ha disposto alcuni accertamenti per fare chiarezza su quanto accaduto, ma non ha ritenuto necessaria una autopsia, essendo chiara la causa di morte.
In realtà nel recente passato già la procura di Venezia aveva indagato su un suicidio, quello del 38enne Bassem Degachi, avvenuto il 6 giugno 2023: in quel caso l’avvocato della famiglia Marco Borella aveva denunciato come l’uomo fosse stato lasciato solo per quasi un’ora dopo che la moglie aveva chiamato il carcere per riferire dei suoi propositi suicidi, ma il pm aveva comunque chiesto e ottenuto l’archiviazione del caso, non essendo emerse responsabilità evidenti o la possibilità che un intervento potesse salvargli la vita.
Quel che resta è però la denuncia della situazione carceraria, che arriva anche dalla politica. “È il terzo suicidio in poco tempo nel penitenziario della nostra città e il 79esimo in Italia. Record terribili che non si possono tollerare - dice il senatore Andrea Martella, segretario del Pd in Veneto - Di fronte all’ennesima morte volontaria di un recluso nell’istituto veneziano, chiediamo al ministro della Giustizia Carlo Nordio un intervento urgente e straordinario. Non è più possibile far finta di nulla”. “A Venezia è record di sovraffollamento, 167 per cento, e di suicidi, nonostante gli sforzi della direzione - sottolinea il segretario dei Radicali di Venezia Samuele Vianello - È un anno che denunciamo la situazione tragica e pericolosa per tutta la comunità penitenziaria. Chiediamo un intervento straordinario da parte dell’amministrazione comunale e della Regione”. Di recente è stato avviato un corso per formare 11 detenuti a cogliere i segnali di disperazione che portano al suicidio. Anche l’avvocatura ha proposto l’adozione di un protocollo condiviso per la prevenzione del rischio suicidario.











