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di Alberto Zorzi

Corriere del Veneto, 28 maggio 2024

Sul registro degli indagati erano finiti il comandante della Polizia penitenziaria del carcere di Santa Maria Maggiore e due colleghe. Ma nei giorni scorsi, come richiesto dal pm Roberto Terzo, la loro posizione è stata archiviata dal gip Luca Marini. Nessun colpevole, dunque, per la morte di Bassem Degachi, il 38enne tunisino che il 6 giugno di un anno fa si impiccò in cella con delle lenzuola dopo aver ricevuto quella mattina una nuova ordinanza di arresto per droga, lui che vedeva ormai vicina la libertà.

I famigliari, con l’avvocato Marco Borella, avevano fatto un esposto e la procura ha ricostruito nel dettaglio quelle ore drammatiche: alle 12.30 Degachi era stato ripreso dalle telecamere mentre rientrava nella sua cella, alle 12.41 la moglie aveva telefonato disperata dicendo che aveva paura che potesse farla finita e, nonostante il comandante le avesse promesso una sorveglianza potenziata, nessuno sarebbe andato a vederlo fino alle 13.55, quando era stato trovato già morto. Sulla base degli esiti dell’autopsia, però, la procura ha ritenuto che non ci siano certezze sull’orario del decesso, che potrebbe essere avvenuto anche prima che un intervento potesse evitarlo. E dunque troppo poco per portare tre poliziotti a processo, sebbene il fascicolo sia invece stato inviato al ministero per eventuali risvolti disciplinari.

I parenti di Degachi, che avevano presentato un’opposizione formale alla richiesta di archiviazione del pm, però non se la sono messa via e faranno una causa civile al ministero contestando la responsabilità oggettiva per il suicidio. Il suo caso, oltre alle polemiche sulle condizioni carcerarie, aveva evidenziato anche il problema dei tempi delle misure cautelari: l’inchiesta in questione risaliva al 2018.