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di Vera Mantengoli

Corriere del Veneto, 30 agosto 2025

L’attore: “Ritornerò anche l’anno prossimo”. Dal mondo spettacolare della Mostra del Lido alla realtà del carcere maschile di Venezia. In poche ore l’attore Toni Servillo, protagonista de La Grazia di Paolo Sorrentino, film che ha inaugurato la 82ma edizione della Biennale Cinema, è passato da “uommene scicche e femmene pittate”, citando il compaesano Mario Merola, al confronto faccia a faccia con chi vive rinchiuso tra le mura dove le emozioni arrivano schiette e dirette, senza barriere.

Ieri mattina, con l’immancabile sigaro tra le dita, Servillo è arrivato a Santa Maria Maggiore, nell’incontro organizzato dall’istituto penitenziario con il direttore Enrico Farina, lo storico regista teatrale Michalis Traitsis e il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco. Sempre con l’immancabile sigaro in mano, l’attore si è alzato in piedi per guardare negli occhi il pubblico composto da una ventina di ristretti, chiamati da Farina “ospiti” e non detenuti.

Dopo aver parlato di Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, pellicola in cui riveste i panni di una guardia carceraria, Servillo è entrato ancora più in profondità, affrontando temi che, a tratti, lo hanno visibilmente toccato come la pietà, la condivisione con gli altri e la passione per i propri sogni. “Il carcere mi ha sempre fatto riflettere sul senso del tempo. Ariaferma tocca il cuore dell’attraversamento del dolore che in carcere sembra non finire mai. - ha detto Servillo - Eppure qui c’è anche la possibilità di ritrovare sé stessi e decidere con consapevolezza che cosa fare della giornata. A volte basta un semplice gesto che, se condiviso, diventa misericordioso”. I detenuti hanno fatto molte domande al “Signor Toni”, chiedendogli per esempio come abbia fatto a emergere dal basso.

“Ai pittori piacciono i colori, ai musicisti l’armonia e agli attori piacciono gli altri. - ha spiegato Servillo - Se ho ottenuto dei risultati è perché non ho mai smesso di essere curioso di conoscere gli altri, di condividere delle esperienze e di camminare con gli altri”. Qualcuno si è raccontato, ricordando come sia entrato collezionando richiami disciplinari e abbia trovato poi proprio in carcere la sua strada al punto di essere scelto tra i tre detenuti che hanno partecipato al pellegrinaggio per andare a Roma da Papa Leone.

Il direttore Farina ha ribadito la necessità e l’urgenza di creare ponti con l’esterno. Dopo un’ora e mezza di dialogo, Servillo ha salutato i detenuti stringendo uno a uno la mano e promettendo che il prossimo anno tornerà per contribuire a una giornata di formazione teatrale nel carcere.