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di Roberta Brunetti

Il Gazzettino, 12 febbraio 2026

Il cappello leopardato, a tesa larga, calato sugli occhi. Tutt’intorno una barriera di agenti della penitenziaria a scortarla fino al motoscafo. Beatrice Venezi è “scappata” così, ieri, dal carcere femminile della Giudecca, dove aveva appena tenuto una lezione alle detenute sul “Va’ pensiero” di Giuseppe Verdi. Una fuga, in realtà, da giornalisti e telecamere che erano stati chiamati ad assistere all’evento e si aspettavano una qualche dichiarazione della futura direttrice musicale del Gran Teatro La Fenice. Il suo caso tiene banco ormai da cinque mesi, con le maestranze del teatro che contestano la nomina per metodo e merito.

Per Venezi, tra l’altro, era la prima uscita in laguna, dall’inizio delle polemiche, e a tre settimane dalle sue dichiarazioni di fuoco su un teatro veneziano in mano ai sindacati, pronunciate in conferenza stampa a Pisa. Ovvia l’attesa. Anche perché, nel programma predisposto dal carcere, doveva esserci un momento in cui anche la direttrice avrebbe incontrato i giornalisti. Invece, cambio di programma. Venezi si è intrattenuta con le detenute, ha tenuto la sua lezione, affiancata dal sindaco Luigi Brugnaro, e dal sottosegretario alla cultura, Gianmarco Mazzi, arrivato appositamente da Roma. In prima fila anche il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. Presenze forti, a confermarle il pieno appoggio politico.

“Venezi è reduce dai successi a Pisa e Trieste - ha ricordato Mazzi - sarà ed è il direttore musicale della Fenice. Noi la sosteniamo molto. Incarna il progetto culturale del Governo che intende favorire l’accesso alle donne anche nel mondo dell’opera, tradizionalmente maschile. È un mondo che si finanza con il sostegno pubblico, vogliamo che rappresenti un’opportunità per i nostri giovani talenti”. “Io ho conosciuto Beatrice Venezi dopo la nomina e ne sono entusiasta - ha aggiunto Brugnaro - quando si farà conoscere la città ne sarà entusiasta”. Unico ad intrattenersi con i giornalisti, il sindaco ha aggiunto anche altro. Ha annunciato lo sblocco della prima rata del welfare per il personale, bloccato per il timore di uno sciopero a Capodanno che poi non c’è stato. “A metà mese faremo un consiglio di indirizzo per erogare il welfare. Mi è arrivata la relazione del direttore amministrativo che mi tranquillizza sui conti”. Ha ribadito l’intenzione di voler trovare un dialogo, ma ha anche messo in guardia dal rischio del “pensiero unico” in un teatro finora compatto nella protesta. “Ora è scaduta la Rsu, aspetto. Il mio sospetto e che ci sia una componente ideologica in questa protesta. Sono curioso di vedere se troveremo qualcuno in lista alle prossime comunali: allora il gioco diventa più svelato”. E ancora sulla compattezza del teatro: “Temo il nonnismo, lo conosco, è una brutta bestia...”. Bordata anche sui volantinaggi durante gli spettacoli, in programma anche ieri: “Penso sia il momento di finirla”.

Per il resto l’evento è corso sui binari di un’organizzazione dettagliata. L’idea di portare la musicista lucchese in carcere è stata della direttrice dell’istituto penitenziario, Maurizia Campobasso. Trait d’union Buttafuoco, che ha poi coinvolto anche Mazzi. “Ho dato solo il numero di telefono - ha precisato il presidente - Il rapporto della Biennale con il carcere è antico. E continua. Non dimentichiamo i luoghi del dolore”. Alla Giudecca Venezi è arrivata accompagnata proprio da Buttafuoco e il suo staff al femminile. Nella sala teatro del carcere la musicista ha stretto le mani, una a una, alle detenute, si è poi seduta a parlare con loro. “Sono le farfalle della Giudecca” le ha chiamate Campobasso, che ha poi spiegato la scelta di invitare proprio Venezi.

“La direzione d’orchestra è un atto di governo del caos” e portarla “dentro il carcere significa offrire alle detenute un’immagine concreta di trasformazione: non la rimozione del dolore, ma la sua organizzazione in un linguaggio condiviso”. Dopo il video messaggio del ministro Carlo Nordio, i momenti più toccanti sono stati quando hanno parlato le detenute. Brevi interventi preparati durante il laboratorio teatrale e con le insegnanti del carcere. Intensa Elisa che dopo aver letto “Sonata al chiaro di luna” è stata abbracciata da Buttafuoco. E poi i pensieri, personalissimi, su cos’è la musica di Giada, Maka e Monica.

La lectio magistralis di Venezi è stato un racconto sul dolore e il potere dell’arte, partendo dalla genesi del Nabucco. “Verdi era un uomo spezzato, aveva perso i due figli piccoli, la moglie” ha ricordato. Quel libretto arrivò per caso, quando il musicista aveva perso la voglia comporre. “Verdi posa lo sguardo su quei versi, “Va’, pensiero sull’ali dorate”, lo colpiscono. Da quel momento la musica ricomincia a muoversi”. È la rinascita che passa per l’arte.

“Il messaggio più profondo dell’opera è affidato alla comunità - ha sottolineato Venezi - Il singolo conta perché fa parte di un tutto. Verdi sceglie il coro perché il dolore condiviso pesa meno”. La musica “non cancella il dolore, ma le dà una forma e così torna alla vita”. É il potere dell’arte. “Spero possa essere di sostegno a voi e ai vostri bambini” ha concluso Venezi, guadagnandosi i primi applausi veneziani, per il momento delle detenute.