di Anna Maselli
Corriere del Veneto, 18 novembre 2025
Kaja Kallas: “Stiamo affiancando il governo”. I Verdi: “Tajani si svegli e faccia come Parigi”. Caso Trentini, si muove l’Unione Europea. La vicepresidente della Commissione europea Kaja Kallas ha confermato l’impegno delle istituzioni per la liberazione di Alberto Trentini, l’operatore umanitario originario del Lido di Venezia e arrestato in Venezuela 368 giorni fa. Dopo l’accorato (e polemico) appello lanciato dalla madre Armanda Colusso sabato mattina da Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, giunge a stretto giro la risposta di Bruxelles: “Accogliamo con favore la risposta dell’alta rappresentante Kaja Kallas”, dicono i deputati dei Verdi Cristina Guarda, Ignazio Marino, Leoluca Orlando e Benedetta Scuderi.
Le assunzioni di responsabilità - L’auspicio è che il peso specifico del vecchio continente possa valere più di quanto la Farnesina non stia già facendo in uno scenario sempre più complicato dalle tensioni fra Trump e Nicolás Maduro, presidente del Venezuela. “La Commissione sta lavorando a fianco delle autorità italiane - proseguono gli europarlamentari -. Kallas ha ribadito che verranno intraprese tutte le vie diplomatiche disponibili per chiedere l’immediata e incondizionata liberazione di Trentini e degli altri cittadini europei detenuti arbitrariamente in Venezuela”. Nell’anniversario del suo arresto la mamma di Alberto ha espresso indignazione verso il governo italiano, accusato di non aver fatto abbastanza, specialmente nei primi sei mesi, in cui “non c’è stato alcun contatto con il governo venezuelano”, e di essere stata fin troppo paziente. Mentre i Verdi incalzano la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, “affinché si assumano le proprie responsabilità”, in Francia plaudono alla liberazione di Camilo Castro, l’insegnante di yoga arrestato a giugno mentre si trovava al valico di Paraguachón, al confine tra Venezuela e Colombia. Cercava di rinnovare il visto di residenza ma è stato prelevato e portato nel carcere di El Rodeo I, lo stesso in cui si trova Trentini.
Le analogie - Le analogie fra i due: entrambi cittadini europei, entrambi trattenuti senza accuse formali e quindi “ostaggi” di un regime che cerca di ottenere riconoscimento politico dai governi stranieri. E allora sorge spontanea la domanda: perché Castro è stato liberato e Trentini no? Secondo quanto riportato da “Repubblica” a facilitare le trattative sarebbe stato il diverso approccio dell’Eliseo verso il Venezuela: Parigi ha condannato apertamente le manovre militari statunitensi nei Caraibi che rischiano di trasformare la zona in una polveriera e, di sicuro, non contribuiscono a creare un clima favorevole al rilascio dei detenuti. “Il caso Trentini non può essere derubricato o dimenticato”, sottolineava domenica il deputato e leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli. “Chiedo alla presidente Meloni e al ministro Tajani di agire con la stessa determinazione e lo stesso metodo mostrato dalla Francia. L’appello disperato di Armanda Colusso Trentini è il grido di un Paese intero che dobbiamo fare nostro. Dopo un anno Alberto è ancora in una cella. Questo silenzio istituzionale è inaccettabile”.
“Notizia che dà speranza” - Il presidente francese Emmanuel Macron è riuscito nell’intento di liberare Castro: “Una notizia che dà speranza - prosegue Bonelli - ma che evidenzia ancora di più la mancanza di un’azione adeguata da parte del nostro governo”. Secondo il senatore veneziano Raffaele Speranzon si potrebbe coinvolgere a livello mediatico la principale oppositrice di Nicolás Maduro, María Corina Machado, ma Bonelli è di tutt’altro avviso: “La richiesta di un intervento militare statunitense avanzata dalla Machado non è coerente con il profilo di chi ha ricevuto un Premio Nobel per la Pace”.









