di Roberta Polese
Corriere della Sera, 6 agosto 2025
I genitori: “Dopo 9 mesi nostro figlio torni a casa”. Sono 263 giorni che Alberto Trentini è detenuto a Caracas, e l’ultimo tentativo di riportarlo a casa è andato a vuoto. È fallita la missione dell’inviato della Farnesina Luigi Vignali, che il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva nominato a fine luglio proprio per occuparsi del caso del cooperante veneziano in carcere dal 15 novembre scorso, e degli altri quindici italiani detenuti nelle carceri venezuelane. Due giorni fa Vignali, giunto a Caracas, non è riuscito a incontrare esponenti del governo venezuelano, nè altri delegati disposti a trattare, ed è tornato a Roma. Ma un nuovo tentativo dovrebbe essere messo in atto nel giro di poco tempo.
La famiglia: “Alberto deve tornare a casa” - “Abbiamo mandato un inviato, gradito anche alla famiglia” di Alberto Trentini, ma “è il governo venezuelano che decide se far avere un colloquio o no. Stiamo cercando di fare tutto il possibile ma non è così semplice”, ha detto martedì Tajani. I genitori intanto, preoccupati dalle chiusure di Caracas, continuano a pretendere che si facciano i passi diplomatici necessari a riportare a casa Alberto: “Prendiamo atto che la missione dell’inviato della Farnesina in Venezuela è rinviata ma confidiamo che il dialogo possa proseguire”, si legge in una nota diffusa dalla famiglia del cooperante con la legale Alessandra Ballerini. “Dopo quasi nove mesi di detenzione Alberto deve tornare a casa. Abbiamo fiducia nell’impegno della nostra diplomazia e rinnoviamo la nostra stima e gratitudine nei confronti dell’ambasciatore Vignali che auspichiamo possa recarsi a breve in Venezuela”, prosegue il comunicato.
Zanella (Avs): chi sono gli altri detenuti? - Intanto la politica muove i suoi passi. Il 5 agosto la deputata veneziana capogruppo di Avs alla Camera Luana Zanella ha interrogato il ministro degli Esteri: “Chiediamo al responsabile della Farnesina Antonio Tajani di spiegare questo fallimento e le nuove strategie. La famiglia e la comunità di Alberto Trentini aspettano il suo ritorno e informazioni da parte delle nostre autorità che, diversamente da altri simili casi, appaiono molto in difficoltà - ha poi aggiunto la deputata - Avevamo già chiesto chi siano gli altri detenuti che lo stesso Tajani ha definito tempo fa “politici”: chi sono? Da quanto tempo sono detenuti e perché l’Italia non ha mai reso nota questa circostanza?”. Un nuovo tentativo di dialogo con le autorità venezuelane dovrebbe avvenire entro 15 giorni. In Venezuela Alberto Trentini è accusato genericamente di cospirazione, un’accusa infondata: il cooperante si trovava nel Paese sudamericano perché lì doveva raggiungere una ragazza.
In carcere senza accuse formali - Alberto è detenuto nel carcere El Rodeo I, situato nello Stato di Miranda, a circa 30 chilometri da Caracas, in una località chiamata Guatire. Il carcere è uno dei più critici del Paese, costantemente sotto monitoraggio di associazioni che ne denunciano la violazione di diritti umani. Il cooperante residente al Lido di Venezia, lavora per la Ong Humanity & Inclusion rinchiuso dal 15 novembre. Il 7 gennaio 2025 la Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha dichiarato che la detenzione di Trentini, senza accuse formali (che poi sono state emesse ma che appaiono strumentali) né contatti regolari con l’esterno, rappresentava una situazione di rischio urgente e irreparabile, e ha quindi chiesto al governo venezuelano di garantirne l’integrità fisica e psicologica, oltre a informare pubblicamente sulle sue condizioni. Alberto ha chiamato due volte la mamma Armanda Colusso, prima a maggio e poi sabato 26 luglio, le ha detto di stare bene, ma di essere stremato dal regime di prigionia.











