di Gloria Bertasi
Corriere del Veneto, 1 febbraio 2025
Vertice tra Brugnaro e Tajani sul cooperante veneziano in carcere. “È accusato di terrorismo, purtroppo la situazione è complicata”. Di Alberto Trentini, cooperante veneziano di 45 anni, non si hanno notizie da metà novembre, da quando è stato fermato a Guasdalito, in Venezuela, e poi tradotto in carcere a Caracas. Finora che potesse essere accusato di attività sovversive contro la repubblica bolivariana di Nicolás Maduro era solo un timore, rinfocolato dalle notizie diffuse dagli oppositori del presidente venezuelano, ma non c’era mai stata l’ufficialità. Che ieri è arrivata dal sindaco Luigi Brugnaro, a poche ore dal presidio organizzato dai suoi amici in piazza San Marco. “Abbiamo chiesto di poterlo incontrare - sottolinea Brugnaro - ci sono una serie di attività in corso. Il tema è seguito ma purtroppo la situazione è complicata”. Con un’accusa di terrorismo, precisa, “non si può intervenire su un Paese terzo”. A complicare la situazione di Trentini, che in Venezuela era arrivato in ottobre con il ruolo di coordinare di campo per l’ong Humanity & Inclusion dopo quindici anni di esperienze nella cooperazione internazionale, anche i rapporti tesi tra Italia e Maduro, la cui rielezione non è stata riconosciuta dal governo.
La denuncia pubblica della sua scomparsa è arrivata a metà gennaio con la famiglia, assistita dall’avvocata genovese Alessandra Ballerini, a chiederne la liberazione: “Sono sessanta giorni e sessanta notti che non sappiamo nulla di mio figlio”, le prime parole della madre. “La Farnesina è al lavoro”, garantisce Brugnaro che nei giorni scorsi ha incontrato il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani. È il titolare della Farnesina che sta cercando di aiutare Trentini: il 16 gennaio ha visto l’incaricato agli affari esteri di Caracas e in quella circostanza ha chiesto la liberazione del cooperante e degli altri italo-venezuelani detenuti. “Non è una rappresaglia di Maduro, stiamo lavorando e non è il momento delle polemiche”, ha garantito il ministro due settimane fa. Da allora, non ci sono state più novità. Per sollecitarle, ieri pomeriggio, una quarantina di amici di Trentini, cresciuto a San Pietro di Castello a Venezia e laureatosi in Storia a Ca’ Foscari con due master nel Regno Unito, hanno srotolato lo striscione “Alberto Trentini libero” all’altezza del molo di San Marco.
“La situazione è delicata - le parole di Luca Tiozzo, portavoce degli amici -, questo ritrovo vuole sensibilizzare tutti affinché l’attenzione sulla situazione di Alberto resti alta. Alberto è un uomo per bene, che dedica la sua vita ai più fragili e non ha mai usato la violenza in vita sua. Abbiamo bisogno di tenere alta l’urgenza anche per le sue condizioni di salute (soffre di pressione alta e deve assumere farmaci, ndr)”. Dalla famiglia, un messaggio disperato: “Non sentire e non vedere nostro figlio è una sofferenza intollerabile”. Al Lido, dove risiedono i Trentini dalla pensione, le parrocchie si sono riunite in preghiera e sabato 8 di fronte alla chiesa di Sant’Antonio (frequentata dai genitori) si terrà una fiaccolata alle 19.30. Intanto prosegue la raccolta firme sula piattaforma “Change.org”: a oggi in 41.200 hanno sottoscritto la petizione. Stando a fonti ufficiose, Trentini potrebbe essere detenuto nelle Oficinas del Saime, Dgcim ossia la sede del Servizio amministrativo di identificazione, migrazione ed immigrazione, Direzione generale del controspionaggio militare.











