di Natalia Distefano
Corriere della Sera, 16 novembre 2025
Il cooperante italiano è detenuto in un carcere in Venezuela da un anno senza un capo di accusa formale. Nell’anniversario dell’arresto la madre Armanda Colusso accusa: “Gli è stato tolto un anno di vita”. “Mi aveva rasserenata la stretta di mano del nostro presidente Mattarella il 19 ottobre scorso alla ministra dell’Istruzione venezuelana e il clima disteso e costruttivo con cui si erano tenute le celebrazioni per la canonizzazione dei due santi venezuelani a Roma. Avevo sperato che quella occasione fosse il punto di svolta per la liberazione di Alberto”.
A dirlo è Armanda Colusso, madre del cooperante Alberto Trentini detenuto da un anno in Venezuela, durante una conferenza stampa a Palazzo Marino, sede del comune di Milano, insieme all’avvocata della famiglia Alessandra Ballerini, e al presidente di Articolo 21 Giuseppe Giulietti.
L’indignazione della madre - Il cooperante italiano è stato arrestato in Venezuela un anno fa, il 15 novembre 2024: da allora è recluso vicino a Caracas. Da innocente, senza un capo di accusa formale. Ma l’interlocuzione con Maduro è difficile. “Per arrivare all’obiettivo della liberazione di Alberto doveva esserci, e invece non c’è stato, un gruppo coeso e motivato di persone che doveva mirare a uno stesso risultato”, ha proseguito la madre del quarantaseienne veneziano, aggiungendo che “sono qui dopo 365 giorni a esprimere la mia indignazione perché sono certa che per Alberto non si è fatto quel che era necessario e doveroso fare per la sua liberazione. Sono stata troppo paziente ed educata, ma ora la mia pazienza si è esaurita”.
Trattiene a stento le lacrime la madre di Alberto, che rivolgendosi ai giornalisti nel corso della conferenza stampa ha anche ricordato “che fino ad agosto il nostro governo non aveva ancora avuto alcun contatto telefonico con il governo venezuelano e questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio”.
“Ho avuto tre telefonate dalla Meloni” - Sul fronte dei contatti istituzionali, la madre del 46 anni veneziano ha ricordato che “in 12 mesi ho avuto tre telefonate dalla premier Giorgia Meloni e ho avuto due incontri col sottosegretario Mantovano con cui c’è costante contatto. Siamo in contatto con l’inviato speciale per gli italiani in Venezuela che è sempre disponibile”. Ma dai rappresentanti del governo “da subito ci è stato imposto il silenzio per non danneggiare la posizione di mio figlio. Ci siamo fidati e abbiamo operato in silenzio. Ma non potendo continuare a essere ignorati, con il nostro benestare è stata fatta un’interrogazione parlamentare”, ha concluso.
“A mio figlio tolto un anno di vita” - Presenti in sala anche i genitori di Giulio Regeni, Claudio e Paola, che hanno donato alla donna alcuni dolcetti tipici friulani, e i genitori di Andy Rocchelli, il fotografo dell’agenzia Cesura ucciso in Donbass nel 2014. “Non cerco la vostra compassione, ma voglio dirvi quanto difficili sono stati questi 12 mesi per me e la mia famiglia, anche perché mio marito non sta bene - ha detto Colusso. Abbiamo vissuto notti e giornate senza senso con il pensiero fisso su Alberto a immaginare come sta, cosa pensa, cosa spera, di che cosa ha paura. Voglio ricordare che a mio figlio è stato tolto un anno di vita, un anno in cui non ha potuto godere dell’affetto della sua famiglia”.









