sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Anna Maselli

Corriere del Veneto, 14 settembre 2025

Dieci mesi di detenzione, 302 giorni. Fra l’Italia e il Venezuela non c’è solo l’oceano ma un muro di silenzio che ogni giorno si fa più angosciante perché di Alberto Trentini nulla sappiamo, la trattativa per il rilascio sembra percorrere un binario morto. E allora la società civile, nel Chiostro del Museo M9 di Mestre, ieri mattina ha fatto rumore, con il proprio corpo ha detto “Io ci sono”. E il senatore dem Andrea Martella ha proposto “una delegazione di parlamentari che possa incontrare le autorità di Caracas, interloquire con Trentini, fare tutti gli sforzi per poterlo riportare a casa dopo oltre 300 giorni di detenzione. Noi siamo disponibili”.

Perché la maggioranza di governo - hanno detto dal palco alcuni degli ospiti della XIV edizione del Festival della Politica - “non sta facendo abbastanza per il cooperante veneziano, in carcere dal 15 novembre scorso”.

“Alberto Trentini è un desaparecido per la politica e l’informazione italiana - afferma il giornalista Marco Damilano -. Non è sulle prime pagine dei giornali nazionali, nelle notizie trasmesse dalla tv pubblica e allora mi chiedo perché molte persone si identificano in lui”. La risposta viene dal discorso pronunciato da Papa Leone XIV venerdì al Meeting della Fraternità: “Fratello, sorella dove sei? - legge Damilano -. Dove sei nel business delle guerre che spezzano le vite dei giovani costretti alle armi, colpiscono civili, bambini, donne, anziani indifesi. Dove sei quando i poveri vengono incolpati della loro povertà, dimenticati e scartati in un mondo che stima più il profitto delle persone”. Ecco, dunque, il rimando a Trentini che per tutta la vita ha cercato una direzione diversa, di dare un’opportunità di crescita e sviluppo in tanti angoli dimenticati del pianeta. “Alberto è uno di quei ragazzi che io chiamo “La migliore gioventù” - racconta Annalisa Cuzzocrea, inviata di Repubblica -. Si prende carico del dolore del mondo e non riesco a capire perché chi ha la responsabilità di proteggere i cittadini italiani non è angosciato quanto noi”. La stoccata è per Giorgia Meloni e i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani che “dovrebbero immedesimarsi di più nel dolore della mamma di Alberto”.

La signora Armanda Colusso non era presente a Mestre ma la presidente di Articolo 21 Venezia, Ottavia Piccolo, ha letto la lettera scritta in occasione della Mostra del Cinema: “Vorrei gridare la mia disperazione e che il mio grido oltrepassasse l’oceano per arrivare in Venezuela. Stiamo vivendo un dolore atroce che cresce ogni giorno di più e allora chiedo anche a voi di aiutarci. Scrivete, parlate, passate voce. Mi chiedo cosa sta pensando mio figlio del suo Paese”. Il giornalista e speaker di Rai Radio 3 Pietro Del Soldà ha aggiunto: “Sta passando l’idea che è meglio rimanere nella propria bolla, iperconnessa e soffocante ma Alberto ha fatto un’altra scelta. In un mondo che invita all’isolamento dobbiamo essergli grati”.