di Filippo Fiorini
La Stampa, 14 marzo 2015
L'"Aviatore" Gonzalez è stato trovato impiccato in cella. Era accusato di cospirazione, ma si è sempre detto innocente. Ieri mattina è stato depennato un nuovo nome dalle liste dei circa 40 prigionieri politici che ancora rimangono nelle carceri del Venezuela, da quando nel febbraio del 2014 parte della popolazione si è ribellata al governo socialista.
Si tratta dell'ultra-sessantenne Rodolfo Gonzalez, che però non è stato liberato, ma trovato morto nella cella in cui ha trascorso l'ultimo anno, con l'accusa di aver cospirato contro il presidente Nicolas Maduro.
Il primo a darne notizia è stato il suo legale, José Vicente Haro, secondo cui Gonzalez, detto l'"Aviatore" per il suo passato da capitano di Aeronautica, si sarebbe impiccato perché non sopportava l'idea di essere trasferito nel penitenziario di Yare, un carcere di massima sicurezza in cui la sua detenzione si annunciava ancora molto lunga. "Non stava bene fisicamente - ha detto l'avvocato - probabilmente non ha digerito la notizia di doversi recare in una struttura come quella".
Effettivamente, giovedì la deputata Iris Varela aveva detto in qualità di "ministro per il Potere Popolare sulle Prigioni dello Stato" che Rodolfo e tutti gli altri detenuti alloggiati nel misterioso edificio dell'Helicoide, la piramide nel centro di Caracas che fa da sede al servizio segreto Sebin, sarebbero stati trasferiti a Yare. Lissete, la figlia dell'"Aviatore", però, ha detto che la causa della morte non è ancora stata confermata e che per saperne di più, bisognerà attendere i risultati dell'autopsia, in corso presso l'obitorio di Bello Monte.
Le circostanze in cui è scomparso Gonzalez sono comunque bastate a seminare i sospetti che dietro alla sua impiccagione, possa nascondersi un omicidio. Sebbene non ci siano prove, è proprio questa l'idea che si sta consolidando nei social network della grande comunità di oppositori al governo Maduro, i quali si dividono ora da quelli che credono che l'esecutivo debba comunque essere considerato responsabile, anche se si trattasse solo di un suicidio.
Gonzalez era finito in carcere il 26 aprile 2014 con l'accusa di essere a capo di una rete cospirativa. Secondo la conferenza stampa data a suo tempo dal ministro dell'Interno, Miguel Rodriguez Torres, sotto di lui stavano circa 20 uomini, tra cui compariva anche il sindaco di uno dei 5 distretti metropolitani di Caracas, Antonio Ledezma, arrestato a sua volta poche settimane fa per un presunto tentativo di Golpe. In casa dell'Aviatore, le autorità dissero di aver trovato un arsenale e prove informatiche del suo sostegno finanziario ai giovani studenti che in quel periodo innalzarono le prime barricate nelle città e che, con intensità molto minore, tuttora mantengono.
La morte in carcere di questo ex militare 63enne, che ha sempre sostenuto di aver dato appoggio ai manifestanti per affinità ideologica, ma di non sapere nulla di colpi di Stato, avviene a meno di 24 ore dall'ultimo capitolo del battibecco diplomatico in corso tra il Venezuela e gli Stati Uniti. A inizio settimana, il presidente Barack Obama ha ordinato restrizioni alla circolazione e alle attività sul suolo statunitense per diversi funzionari di Caracas, in risposta a provvedimenti analoghi presi da Maduro qualche giorno prima. Questa volta, però, la Casa Bianca ha calcato più la mano rispetto al passato, accusando il "Socialismo del XXI secolo" di violare sistematicamente i diritti umani e denunciando gli arresti politici che si moltiplicano in Venezuela.
La presa di posizione, è servita da pretesto al presidente Maduro per denunciare i presunti piani americani per spodestarlo, impugnando i quali si è presentato davanti al parlamento che controlla, e ha chiesto poteri speciali per poter continuare a governare.










