di Annamaria Senni
Il Resto del Carlino, 3 ottobre 2025
Il cesenate accusato di far parte di un complotto antigovernativo in Venezuela invoca l’intervento italiano. “Non sono un terrorista, fatemi uscire di prigione. Le armi che hanno trovato nella mia casa le custodivo perché sono un collezionista e le assemblavo solo per passione”. Giancarlo Spinelli, il 59enne cesenate emigrato in Venezuela quando era ancora bambino con la famiglia di Cesena, architetto di professione, si difende dalle accuse di terrorismo, tradimento della patria, traffico d’armi e associazione a delinquere che gli sono state mosse quando è stato arrestato una anno e sette mesi fa e portato al penitenziario Helicoide a Caracas, poi trasferito nel carcere di comunità Yare III e infine a luglio scorso, trasferito al carcere La Planta a Caracas. In passato Spinelli riparava armi anche per l’esercito venezuelano.
Il fratello Sergio, che risiede a Miami, è andato a trovarlo in carcere a Caracas per sostenerlo, dato che anche la moglie di Spinelli, Maria Alejandra Portillo, è stata arrestata con le stesse accuse. Spinelli è rimasto solo, senza nessuno che possa più portargli le cure e il cibo di cui ha bisogno in carcere. Le sue condizioni di salute sono sempre più gravi.
“In carcere non mi danno medicinali - ha detto Spinelli al fratello - sono arrivato a pesare 52 chili, sono alto 1,87, e ho gravi problemi di salute, ho un assoluto bisogno di medicine. Lancio un appello al Governo italiano affinché intervenga per tirarmi fuori da questa situazione in cui mi sono trovato per colpe che non ho. Chiedo l’intervento del Consolato, chiedo aiuto a chiunque possa fare qualcosa per un cittadino italiano arrestato ingiustamente. Mi era stato affidato un avvocato, ma non mi è stato concesso di avere un processo, che è rimasto solo nella fase istruttoria. E questo da 19 mesi”.
Le accuse trapelate recentemente dai giornali venezuelani hanno fatto precipitare ancora di più la situazione, tanto che anche la moglie di Spinelli, secondo quanto riportato dai media locali, è stata arrestata alcune settimane fa. Giancarlo Spinelli e la moglie italo venezuelana Maria Alejandra Portillo Resh sono stati accusati dal regime venezuelano di un complotto contro il dittatore Nicolas Maduro. Nella loro casa, Giancarlo e la moglie, avevano ricreato un laboratorio per produrre armi. Qualcuno avrebbe parlato e sarebbero emersi i nomi dei complici e delle basi in cui operavano. In un appartamento vuoto di proprietà di Spinelli è stato trovato un laboratorio dove venivano preparate armi e munizioni. Il ministro dell’interno del Venezuela, Diosdado Cabello, ha confermato che la cattura di Aliannis Araujo Lozada (detto La Negra) e Carlos Lui Arietta Màrquez (El Flaco) nello stato di Sucre, ha portato all’individuazione e al sequestro dell’arsenale di armi mostrato dal regime ai giornali venezuelani. El Flaco e La Negra, secondo i media del luogo, avrebbero partecipato alla fabbricazione della bomba collocata in Plaza de La Victoria, in plaza Venezuela, la cui detonazione è stata sventata dagli agenti in servizio il 2 agosto. Il ministro ha aggiunto che altre sei persone sono state arrestate per il loro presunto coinvolgimento in questi piani. Figura chiave di questa operazione, secondo quanto riferito dal ministro, sarebbe il cesenate 59enne Giancarlo Spinelli, di professione architetto. Cabello ha mostrato una foto di Spinelli con la moglie, incarcerata alcune settimane fa, Maria Alejandra Portillo Resh, anch’essa arrestata nell’ambito della stessa operazione. Il collegamento tra i due e le armi ritrovate indica un possibile piano di aggressione orchestrato da forze straniere. Le autorità venezuelane hanno puntato il dito verso un ex membro dei corpi speciali americani, arrestato nei mesi scorsi e recentemente rilasciato in uno scambio con gli Usa. L’uomo ha rigettato ogni accusa, sostenendo di trovarsi in Venezuela solo per una vacanza.
Il castello di accuse contro il cesenate è molto pesante. In una tenuta a casa di Spinelli e della moglie sono state sequestrati 400 fucili, 2.532 cartucce assemblate e materiali per produrne 98.0000. Secondo l’annuncio del ministro Cabello (l’uomo forte del regime venezuelano, braccio destro del presidente Nicolas Maduro), le armi provenivano dagli Stati Uniti.
Nella prima fase della vicenda, la moglie di Spinelli affermava che poteva trattarsi di una sorta di ricatto, un arresto di un benestante finalizzato ad estorcergli denaro. Ma con l’arresto della donna e le dichiarazioni del ministro dell’interno venezuelano, la storia è diventata un vero e proprio intrigo internazionale, un capitolo della guerra propagandistica tra Venezuela e il suo grande nemico, gli Stati Uniti. L’ambasciata italiana di Caracas e il Ministero degli Esteri si sono interessati della vicenda e seguono l’evolversi della situazione, non hanno però rilasciato dichiarazioni sul caso, a riprova dell’estrema delicatezza del momento.
Ora il cugino di Spinelli, il cesenate Giancarlo Spinelli (omonimo dell’arrestato) ha scritto una lettera al Ministero degli Esteri per chiedere un intervento immediato. “Fino a poche fa - scrive al Ministero - l’unico sostegno per Giancarlo Spinelli in carcere proveniva dalla moglie, che si occupava di fornirgli medicinali e cibi adeguati. Attualmente Spinelli si trova privo di qualsiasi sostegno esterno e in grave rischio per la sua incolumità Confidiamo nella vostra sensibilità e nella prontezza di un intervento”.











