sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giuliano Foschini

La Repubblica, 3 giugno 2025

David Guilleme, infermiere americano, è stato arrestato a Caracas durante una vacanza “Io e Alberto ostaggi del regime”. David Guilleme, 30 anni, infermiere americano, fu preso a Cucuta, confine con la Colombia, mentre provava a entrare in Venezuela. Era con la sua fidanzata, volevano passare tre settimane di vacanze. E invece furono bloccati, incappucciati e portati in una prigione. “Uno dei comandanti del reggimento è venuto da me e mi ha messo il piede in testa. Mi ha detto: Benvenuto in Venezuela. Benvenuto all’inferno!”.

David Guilleme è l’ultimo testimone della vita di Alberto Trentini. Lo ha incontrato in una cella di Rodeo One, la prigione dei servizi segreti dove da 200 giorni Trentini è rinchiuso. La prigione da cui l’Italia spera di poterlo tirare fuori: ci sono state una serie di aperture nelle scorse settimane quando è stato concesso ad Alberto di chiamare casa. Ma la libertà, l’unica cosa che conta, è ancora troppo lontana.

David come sta?

“Ora bene. Anche se non riesco ancora a rendermi conto di quello che è successo: doveva essere soltanto una vacanza e invece è stato davvero l’inferno”.

Quando ha visto Alberto per l’ultima volta?

“Era stato arrestato da circa un mese. Stava in una cella accanto alla mia e da dietro le sbarre riuscivamo a scambiare ogni tanto qualche parola. Alberto parlava un ottimo inglese”.

Cosa le ha detto?

“Che era diretto a Caracas, che è stato fermato a un posto di blocco e alla fine è stato arrestato. Lui e il suo autista erano completamente all’oscuro del motivo per cui erano in quella prigione. Non avevano ricevuto alcuna spiegazione sulla loro detenzione”.

Come stava Alberto?

“Le condizioni in prigioni sono pessime, ma si assicurano di darci da mangiare e di darci le medicine necessarie, anche se dobbiamo letteralmente litigare con loro. Alberto era nel blocco B, dove per fortuna non ci sono stati episodi di violenza. In quello C, dove io sono stato, c’era stata una protesta: le guardie sono venute in tenute antisommossa, hanno spruzzato spray al peperoncino e poi hanno cominciato a picchiare”.

Perché, secondo lei, siete stati arrestati?

“Eravamo ostaggi. E non prigionieri. Arrestano le persone soltanto per fini politici. Lo hanno fatto con me. Ed è successo ad Alberto”.

Di cosa parlavate con lui?

“Mi diceva che voleva tornare dalla sua famiglia. Che gli mancano i suoi cari, che era preoccupato per il loro stato di salute. Non si può restare a lungo in quelle carceri senza avere dei danni: per questo l’Italia deve fare tutto il possibile per fare tornare Alberto a casa il più presto possibile. Voglio sentirlo da libero”.