di Roberta Polese e Anna Teresa Maselli
Corriere del Veneto, 12 settembre 2025
“Conosco bene il caso di Alberto Trentini, i suoi diritti umani non sono stati violati: ha un avvocato, è sotto processo, c’è un’azione legale e seguirà il suo corso”. Il ministro degli Esteri del Venezuela Ivàn Gil ha risposto così alle domande del giornalista della Cnn che due giorni fa gli ha chiesto conto del cooperante veneziano. Oggi sono 300 giorni che Alberto è ostaggio delle autorità venezuelane senza alcun motivo, con un’accusa pretestuosa e infondata di terrorismo. L’intervista alla Cnn rilasciata al giornalista italiano Stefano Pozzebon è l’unico atto pubblico in cui il governo venezuelano dice ufficialmente qualcosa su Alberto Trentini.
Il colloquio tra Gil e il giornalista inizia dalle tensioni con il governo americano in merito alle strategie antidroga dell’amministrazione Trump, ma al termine del dialogo il reporter della Cnn non si lascia sfuggire l’occasione di fare una domanda: “Il mio connazionale Alberto Trentini è detenuto qui dall’ottobre dello scorso anno. Sono passati 11 mesi e non ha ancora visto un giudice né ha potuto parlare con la sua famiglia”. “Sì - risponde Gil - ma i suoi diritti umani non sono stati violati. Conosco molto bene questo caso”.
Il giornalista ribatte: “Dovrebbe vedere un giudice”. “Ha un avvocato, è sotto processo - risponde Gil - C’è un’azione legale in corso. C’è un procedimento che deve essere rispettato. In Venezuela ci sono migliaia di tribunali che rappresentano tutte le nazionalità: colombiani, peruviani, italiani, accusati di molti reati. Il più comune è il traffico di droga”. L’elemento nuovo è l’avvocato di cui parla il ministro, mai emerso prima, tuttavia con la droga Alberto Trentini non c’entra nulla. Dal 15 novembre scorso
Alberto è detenuto nel carcere El Rodeo I, situato nello Stato di Miranda, a circa 30 chilometri da Caracas. Il carcere è uno dei più critici del Paese, costantemente sotto monitoraggio di associazioni che ne denunciano la violarante zione di diritti umani. Il 7 gennaio 2025 la Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha dichiarato che la detenzione di Trentini, senza accuse formali (che poi sono state emesse ma che appaiono strumentali) né contatti regolari con l’esterno, rappresenta una situazione di rischio urgente e irreparabile, e ha quindi chiesto al governo venezuelano di garantirne l’integrità fisica e psicologica, oltre a informare pubblicamente sulle sue condizioni. Alberto ha chiamato due volte la mamma Armanda Colusso, prima a maggio e poi sabato 26 luglio, le ha detto di stare bene, ma di essere stremato dal regime di prigionia. Intanto la vicenda del coopeveneziano dipendente della ong Humanity & Inclusion, continua a indignare la società civile e a consumare nel dolore la sua famiglia e i tanti amici che non hanno mai smesso in questi 300 giorni di invocare il suo ritorno.
Ieri sera l’associazione Articolo 21, con il coordinatore Beppe Giulietti e l’attrice Ottavia Piccolo, hanno lanciato una nuova campagna social: “Chiediamo a tutti di condividere sulle proprie bacheche, di postare le parole: “Sono passati trecento giorni da quando si trova sequestrato in un carcere del Venezuela, non un giorno di più, libertà per Alberto Trentini”, spiega Giulietti. Parallelamente proseguirà fino a domenica, a Mestre, la quattordicesima edizione del Festival della Politica, dedicato quest’anno ad Alberto: “L’unica sua “colpa” - ha detto il direttore Nicola Pellicani - è quella di aiutare gli altri come ha fatto per tutta la vita. Credo che un festival che si occupa di grandi temi d’attualità abbia il dovere di ritagliare uno spazio civico per chiederne la liberazione”. Il programma prevede infatti un evento speciale, una chiamata a raccolta di giornalisti, scrittori, attori, la società civile tutta, domani alle 11.30 al Chiostro del Museo M9. Saranno presenti Massimo Cacciari, Marco Damilano, Annalisa Cuzzocrea, Pietro Del Soldà, Sara Sanzi, Articolo 21 ma l’invito è esteso a chiunque voglia unirsi.
“La differenza fra altri casi drammatici che ho seguito negli anni - continua Giulietti -, da Ilaria Alpi a Mario Paciolla, è che Trentini è vivo. Negli altri casi possiamo solo rivendicare verità e giustizia per le vittime, qui invece la pressione dell’opinione pubblica deve essere un pungolo, deve far sì che il nome di Trentini non venga archiviato e dimenticato”. Esplicito, in tal senso, l’appello di mamma Armanda durante la Mostra del Cinema: “Mi chiedo spesso: cosa penserà questo ragazzo del suo Paese che per mesi l’ha abbandonato e non si è attivato per liberarlo? Vorrei gridare la mia disperazione e che il mio grido oltrepassasse l’oceano per arrivare in Venezuela a chi lo tiene prigioniero”. Il Ministero degli Esteri, dal canto suo, continua la trattativa per il rilascio dell’operatore umanitario anche grazie all’inviato speciale in Venezuela Luigi Vignali, al quale però un mese fa il governo venezuelano ha chiuso la porta in faccia.











