di Gianni Giacomino
La Stampa, 4 gennaio 2026
Da novembre 2024 è nel carcere di El Rodeo I a Caracas insieme ad Alberto Trentini. Stanno vivendo ore di apprensione Gianna e Corrado Burlò, i figli dell’imprenditore Mario Burlò, per quanto sta accadendo in Venezuela, dopo il blitz americano che ha portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro. Perché, dal novembre 2024, Burlò è detenuto nel carcere di El Rodeo I, a una trentina di chilometri da Caracas. Per raccontare la storia dello spavaldo imprenditore torinese, a capo di diverse aziende e con una serie di vicende giudiziarie a cui far fronte, bisogna tornare al 7 novembre 2024. La Cassazione lo assolve in formula piena per una faccenda di criminalità organizzata, ma Burlò è irreperibile.
Scomparso. Impossibile rintracciarlo sia per i suoi famigliari, sia per i suoi legali. Solo un mese dopo arriva la notizia: il 52enne è rinchiuso in cella in Venezuela. Fermato, pare, con una generica accusa di terrorismo. Impossibile contattarlo, impossibile saperne di più.
Ora la sua situazione, come quella degli altri italiani reclusi a Caracas, è delicata. E i suoi avvocati, i penalisti Maurizio Basile del foro di Torino e Benedetto Marzocchi Buratti del foro di Roma, si stanno muovendo tramite canali istituzionali. “Stiamo lavorando, anche con un esposto alla procura di Roma, per accelerare la liberazione del nostro assistito. Confidiamo nel lavoro dei canali istituzionali e diplomatici italiani che si sono immediatamente attivati. La famiglia vive con apprensione questi momenti”. Chi segue la situazione, parla di un contesto “dinamico”, di cui è difficile, al momento, avere notizie.
Con Burlò, nello stesso penitenziario, si trova recluso anche Alberto Trentini, l’operatore umanitario di Venezia arrestato arbitrariamente nel novembre 2024 mentre lavorava con l’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion. E la paura più grande dei familiari adesso riguarda proprio quello che potrebbe succedere all’interno della prigione di El Rodeo I dove la maggior parte della polizia penitenziaria sarebbe fedele a Maduro. Per di più El Rodeo I è diventato un simbolo del sistema carcerario venezuelano: sovraffollamento, maltrattamenti e una sistematica violazione delle norme internazionali.
Burlò e Trentini sono stati visitati per la prima volta dall’ambasciatore italiano in Venezuela Giovanni Umberto De Vito lo scorso settembre. Il diplomatico era riuscito a consegnare a Burlò le lettere da parte dei familiari ma non i beni di prima necessità. L’ambasciatore comunicò al ministro degli Esteri Antonio Tajani che “era in buone condizioni, anche se un po’ dimagrito”.
Burlò - che in Italia ha alcuni guai con la giustizia per presunti reati fiscali ed è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa - è specializzato nell’outsourcing, a capo di diverse aziende. È stato presidente dell’Unione nazionale imprenditori e vicepresidente di Pmi Italia. A Torino è imputato nel processo che riguardava la gestione della squadra di basket Auxilium. Insieme ad altri, tra cui l’ex patron del Torino Calcio Roberto Goveani, avrebbe partecipato a indebite compensazioni fiscali in qualità di sponsor della squadra, tramite il consorzio Job Solution.











