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di Ilaria Venturi

La Repubblica, 20 marzo 2022

Marco Biagi, 20 anni dopo. Il ricordo, la sua eredità di giuslavorista che ha tentato di riformare il mercato del lavoro anticipando le sue trasformazioni, garantendo i diritti ai più deboli: giovani, donne. È il giorno del Ventesimo anniversario del suo assassinio per mano delle Nuove Br. Modena gli conferisce la cittadinanza onoraria postuma consegnando, simbolicamente, le chiavi della città alla vedova Marina Orlandi.

Bologna lo ha celebrato con la deposizione delle corone e un minuto di silenzio davanti alla casa di via Valdonica dove venne ucciso dalle Nuove Br. Poi la messa in San Martino, la bicicletta che ha ripercorso alla sera il tragitto dalla stazione a casa, lo stesso che fece il professore il 19 marzo 2022, il giorno in cui fu freddato da sei colpi di pistola da un commando di brigatisti. E la musica: poesie e canzoni in piazzetta Biagi. Per non dimenticare.

Alla cerimonia tutte le autorità. Il questore Isabella Fusiello, parlamentari del Pd anche di Fdi, Rosanna Zecchi, presidente delle vittime della Uno Bianca che abbraccia Marina Biagi, Silvia Zamboni a rappresentare la Regione.

In chiesa Zuppi si rivolge alla vedova: “Sono passati 20 anni, Marina: il tempo non cambia niente. Ma forse aiuta a guardare con più larghezza”. Il ricordo: “Colpisce di come sia stato possibile, 20 anni fa, che l’ideologia permettesse di scatenare una campagna di odio, tanto da fare dell’altro un nemico. Marco cercava di risolvere i problemi con competenza, libertà di analisi. Non accettava soluzioni massimaliste, era libero però anche dal cinismo realista che affronta i problemi senza mettere al centro la persona. Guardava al futuro. Ne abbiamo bisogno di questa sua lezione in un tempo in cui siamo tutti chiamati a costruirlo”.

“Marco Biagi apparteneva alla schiera di giuslavoristi impegnati a cogliere le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro e ad accompagnarle nelle proposte di innovazione anche normative per confermare il significato dell’affermazione contenuta all’art.1 della nostra Carta Costituzionale” afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ricordando altre vittime del terrorismo: Ezio Tarantelli e Massimo D’Antona.

“Ciò che il terrorismo pretendeva di cancellare era proprio la capacità di dialogare, di connettere i diritti con le trasformazioni in atto nell’economia e nella società, di tenere viva la mediazione tra istituzioni, imprese, forze sociali, per sostenere lo sviluppo del Paese unitamente ai valori di equità e giustizia - continua il messaggio del Capo dello Stato - Le testimonianze di Marco Biagi e di queste personalità fanno parte della memoria della Repubblica e restano esempi per la nostra comunità, ai quali possono guardare i giovani che vogliano essere protagonisti e costruttori di un domani migliore”.

Tante le testimonianze. Scrive il presidente della Camera Roberto Fico: “Un uomo del dialogo e del confronto, capace di intercettare i punti di intesa tra le diverse prospettive all’interno del mondo del lavoro senza mai rinunciare a promuovere una visione autenticamente riformista”. E così la presidente del Senato, Elisabetta Casellati: “Il coraggio di Marco Biagi, la sua indipendenza e il suo impegno civile ci aiutino a proseguire le sue battaglie difendendo la libertà di manifestazione del pensiero contro ogni forma di minaccia terroristica”.

Biagi “provò a mettere in campo una visione. Capace di guardare le esperienze europee e perseguire il diritto al dialogo sociale, ambiva a creare uno stato sociale più universalistico. È il suo lascito più prezioso, le BR lo colpirono per quello non per aver scritto un comma o un articolo, ma per una visione”, sottolinea il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando.

“Un grande riformatore, un appassionato studioso. Una persona di valori e visione. La follia dei brigatisti rossi spense la vita, non le idee” twitta il segretario del Pd, Enrico Letta. “È veramente arrivato il tempo di recuperare quel luminoso monito e quell’insegnamento di Marco Biagi e costruire oggi un nuovo Statuto della Persona nel mercato del lavoro. Impegnarsi a fondo per combattere le vere “precarietà’ del nostro mercato del lavoro seguendo ed aggiornando questi insegnamenti, è la migliore risposta sia all’atto barbaro che ci ha privato di Marco Biagi, sia alle tante polemiche strumentali e superficiali che ne hanno ingiustamente offuscato la figura”, sono le parole di Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl.

Per la bolognese Lucia Borgonzoni, sottosegretario alla Cultura, Biagi “con lungimiranza aveva anticipato i nodi più controversi della questione occupazionale e per questo dobbiamo dirgli tutti grazie. Un grande italiano, un punto di riferimento”. Per Ettore Rosato (Iv) “ricordarlo oggi significa rendere omaggio ad un uomo e alle sue idee, ad un servitore dello Stato che ci ha insegnato l’importanza del dialogo e del confronto per costruire una società migliore. Una lezione oggi quanto mai utile”.

“Il suo pensiero tocca temi di straordinaria attualità che ci fanno rimpiangere ancora e per sempre la sua scomparsa. Spiace che una mente illuminata come la sua sia stata colpevolmente dimenticata dalle istituzioni. E soprattutto che la sua memoria sia stata troppo spesso infangata da critiche tanto superficiali quanto infondate. Biagi è un maestro di vita”, è il pensiero della presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini.

“Un abbraccio va alla sua famiglia e ai suoi cari in questo triste giorno. Che il suo sacrificio non venga mai dimenticato”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Con la sua onestà intellettuale e la sua forza morale - sottolinea Luca Zaia, presidente del Veneto - Biagi è stato un grandissimo esempio, nel nostro Paese, di chi non si arrende mai, nemmeno di fronte alle minacce, per portare avanti le proprie idee a favore di riforme in grado di migliorare ed elevare la vita dei propri concittadini”.

A Modena - Marco Biagi lavorava all’università di Modena e Reggio e c’è la Fondazione a suo nome - questa mattina si è riunito il consiglio comunale straordinario per conferire al professore di Diritto del lavoro la cittadinanza onoraria postuma. “Marco Biagi era parte di questa comunità” dice il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. “Nessuno potrà ridare il professor Biagi ai suoi cari, penso che vivano da vent’anni il dolore e la solitudine, ma quelle idee devono continuare a essere patrimonio collettivo, utili a dare una mano a costruire una società più giusta soprattutto per i più giovani”. E ancora: “Va riconosciuto che Marco Biagi, per molto tempo, fu lasciato abbastanza solo: da un punto di vista professionale, delle sue idee, come vero riformista, almeno all’inizio è stato poco riconosciuto invece quelle idee ora suonano e risuonano. Per fortuna quelle idee sono tornate di moda”.

Alla cerimonia il ministro Patrizio Bianchi: “È una giornata densa di emozioni. La cosa che mi impressionava di Marco era questa capacità come giurista di confrontare le diverse situazioni e come intellettuale di cogliere le trasformazioni che c’erano nei sistemi produttivi, economici, sociali e umani. Vi era questa capacità anche di trovare un riformismo vero e come tutti i riformisti ha assaporato quanto fosse dura la solitudine del riformista”. E poi: “Contro la violenza politica non si può mollare un attimo”.

La cittadinanza onoraria è “riconoscimento doveroso e sentito di tutta la nostra comunità modenese”, assicura il sindaco Giancarlo Muzzarelli che consegna le chiavi della città alla vedova. “Il tempo non ha allontanato ma anzi ha rafforzato il valore di Marco Biagi. Oggi ne abbiamo più bisogno, abbiamo bisogno di riformisti preparati e profondi”, afferma il sindaco che definisce il giuslavorista “un autentico servitore dello stato e un europeista ante litteram”.

Marco Biagi, Zuppi: “Cavaliere dei deboli” - “Era un cavaliere che si batteva con la sua intelligenza per difendere i più deboli. Oggi abbiamo ancora bisogno di cavalieri che si battano con cuore e intelligenza per difendere i diritti dei più fragili”. Le parole dell’arcivescovo Matteo Zuppi hanno aperto alla vigilia del Ventennale il convegno “Il riformismo per la dignità del lavoro” a Palazzo d’Accursio a Bologna.

Ricorda Zuppi: “Marco Biagi è cresciuto con valori profondamente cristiani, viveva il suo impegno nella Chiesa e aveva un amore per il vangelo che era nella vita e che difendeva i più deboli e i più piccoli”. Però, lavorava in un “clima di odio esteso e immotivato”, aggiunge l’arcivescovo condannando “l’estremizzazione del pensiero” che “ha causato tante complicazioni e reso difficili delle soluzioni possibili”.

 Biagi, le conclusioni di Zuppi, “ha continuato fino alla fine a difendere le sue idee per costruire delle riforme del mondo del lavoro che aiutassero il futuro dei ragazzi e rendessero i diritti possibili. E voleva metterli in pratica. Cercava di tradurre i sogni in realtà, lottando contro la precarietà, rendendola protetta grazie ai diritti”.

Al convegno, promosso da Base Italia, erano presenti Romano Prodi, il sottosegretario Bruno Tabacci (“Biagi era un riformatore sociale”), Marco Bentivogli e Giuliano Cazzola. “Le tensioni politiche hanno fatto di Marco Biagi un uomo di parte. Non lo era - commenta Prodi - come D’Antona partecipava alla politica in modo appassionato, ma fuori dagli schemi e in modo profondo. Loro sono state vittime di tensioni politiche folli e di una frammentazione della società che porta all’odio politico “.

Marco Biagi, Lepore: “Bologna non dimentica”

Bologna non dimentica, mai. “Le istituzioni hanno il dovere della memoria. Bologna non si dimentica delle persone, del lavoro delle persone, dei loro sogni e del lavoro che hanno fatto. Lo fa perché ha sofferto”, scandisce il sindaco Matteo Lepore. “Il pensiero di Biagi ha anticipato i tempi”, fa notare ricordando che anche allora “il dibattito era su precarietà e lavoro”. Riportando quella riflessione all’attualità, il sindaco dice: “Ai giovani non possiamo dare un’idea di rinuncia, ma di speranza. Abbiamo ancora bisogno di riformismo, certo abbiamo bisogno di riforme buone e complete”, perché riforme incomplete non hanno “dato speranza e hanno fatto male alle nuove generazioni”. Per questo “non basta il pragmatismo, serve un pensiero sul valore della persona. Bologna può essere la città che costruisce cose buone sul lavoro. Ci abbiamo provato in questi anni con la carta dei riders e l’accordo sulla logistica etica”. E infine, “Ogni volta che si è colpita questa città è stato per colpire chi voleva creare una strada diversa, un pensiero per gli altri. Bologna deve inserire Marco Biagi nel percorso della memoria”.

Aldo Marchese, coordinatore cittadino Grande Città di Bologna per Forza Italia, ha guidato una delegazione di berlusconiani che hanno deposto un mazzo di fiori nella piazzetta che porta il nome di Biagi. “A vent’anni di distanza da quel barbaro omicidio, che ha segnato per sempre la nostra storia, la storia di Bologna, vogliamo dire chiaro e forte che l’eredità di Biagi non andrà perduta”.