di Roberto Bioglio
Eco Risveglio, 28 aprile 2022
Parla la nuova direttrice Stefania Mussio. Da appena quattro mesi (e dopo almeno 10 anni con direttori a scavalco) la casa circondariale di Verbania ha finalmente un direttore impegnato a tempo pieno nella struttura verbanese.
Si tratta di Stefania Mussio, lombarda, dirigente carcerario da quasi 30 anni. Il suo incarico precedente è stato a Voghera, ma Mussio ha nel suo curriculum altre esperienze di spessore (tra cui Sondrio, Lodi e il carcere milanese di Opera, dove ha trascorso quasi otto anni).
Non si sa per quanto tempo la dottoressa Mussio sarà a Verbania, ma è certo che per la struttura carceraria verbanese è importante avere una presenza fissa e impiegata a tempo pieno: ciò ha consentito un’attenzione maggiore sui progetti in corso. “Qui a Verbania - racconta Mussio - ho incontrato un territorio sensibile e attento, molto ricettivo; lo staff con cui lavoro permette di
operare in una piccola realtà rendendo il lavoro più autentico, forse più vicino a come lo concepisco io, mentre nelle grandi strutture - ammette - c’è sempre l’impressione di fare un lavoro talvolta spersonalizzato e più condizionato dall’emergenza”. “Verbania è una realtà virtuosa -aggiunge la dottoressa Mussio -all’avanguardia per molte cose. Sono nell’amministrazione penitenziaria da quasi 30 anni e già sentivo parlare della “Banda biscotti”, sono esperimenti che hanno fatto scuola, che abbiamo studiato e ripreso”.
Molti sono i progetti che la dottoressa Mussio sta portando avanti, alcuni ereditati delle passate amministrazioni. Ad esempio il completamento del campo da calcetto dei detenuti, nato in un’area completamente risistemata dal loro lavoro e il progetto di un laboratorio artigianale dove si svolge anche attività di ricamo, che consentirà ad una delegazione del carcere comprensiva di due detenuti, Lorenzo e Michele, di andare ad un’udienza generale con Papa Francesco, per portargli in omaggio un grande arazzo con lo stemma pontificio che i due detenuti stanno ultimando. Il laboratorio seguito anche dalla professoressa Silvia Magistrini, garante dei detenuti, si è avvalso pure del sostegno delle suore benedettine di Oria San Giulio.
“Il progetto è cresciuto - spiega Mussio - grazie all’organizzazione che ha incoraggiato la creatività e la passione dei detenuti”. Tutto il personale ha dato il suo apporto, a partire dall’educatrice Franca Facciabene, della psicologa Monica Chiovini e dal comandante della Polizia penitenziaria Domenico La Gala e di tutti i poliziotti penitenziari della sezione che, spiega Mussio, “cercano di favorire l’accesso al laboratorio consentendo ai detenuti di lavorare anche fino a tarda sera sul loro ricamo”.
Questi progetti sono incoraggiati dal Provveditorato di Torino, il garante regionale dei detenuti e ai giudici di sorveglianza di Novara. In attesa di andare a Roma il 25 maggio, ci sarà un importante appuntamento locale. Ci sarà la consegna alla città dello stemma del Comune ricamato dai detenuti durante una serata benefica che la casa circondariale sta organizzando per migliorare le attività sportive del carcere. “Il lavoro dei detenuti - spiegano Simone Paolucci, ispettore superiore della Polizia penitenziaria e Salvatore Dorè, coordinatore per la Polizia penitenziaria delle attività lavorative dei detenuti - ha consentito il recupero dell’area sportiva estema: a parte la pavimentazione in moquette, posata da una ditta specializzata, tutto è stato fatto da quattro detenuti, che, in attività lavorativa alla dipendenze dell’amministrazione carceraria, hanno rasato i muri, ripulito l’area e dipinto le pareti”.
Ora però servirebbe dell’attrezzatura sportiva per rendere l’area più funzionale: porte da calcetto, due canestri e una rete da pallavolo, per trasformare il Campetto in area sportiva polivalente. I fondi per farlo non ci sono e così la dirigente ha pensato di chiedere aiuto alla comunità; da un colloquio con la sindaca Silvia Marchionini è nata l’idea di coinvolgere la Fondazione comunitaria e il suo presidente Maurizio De Paoli, che sta per lanciare una raccolta fondi, che sarà discusso oggi nel consiglio di amministrazione.
In più si sta pensando di organizzare con la Gattabuia e la cooperativa guidata da Erika Bardi, una cena a tema il 19 maggio e destinare il ricavato allo scopo. Una parte dei fondi servirà anche a completare la ristrutturazione degli spazi interni delle palestre e delle biblioteche nei due piani dell’area detentiva. Un esempio di come è possibile alimentare un circolo “virtuoso” per far sì che il carcere non sia solo un luogo di pena ma soprattutto di reinserimento sociale.










