di Cristina Pastore
La Stampa, 30 luglio 2023
La visita di Bruno Mellano alla casa circondariale: “Ma anche qui il problema affollamento”. Nel suo piccolo il carcere di Verbania è un esempio virtuoso di capacità d’inserimento nel mondo del lavoro, che si traduce in un importane abbattimento del rischio di tornare a delinquere.
Lo sostiene il garante dei detenuti per il Piemonte, Bruno Mellano, che è stato a Verbania giovedì sera per il giuramento di 260 neo agenti di polizia penitenziaria formati nella scuola di piazza Giovanni XXIII. Il giorno successivo Mellano ha visitato la casa circondariale, sempre a Pallanza, dove tra custodia cautelare ed espiazione della pena quel giorno erano presenti 59 detenuti. La settimana precedente erano 72. La media degli stranieri negli ultimi due anni è stata di una dozzina mentre la capienza regolamentare della struttura è per 53.
Il sovraffollamento - sebbene contenuto rispetto alla maggioranza degli istituti penitenziari d’Italia - è mitigato dall’elevata percentuale di inserimento in attività esterne. Sono 23, oltre un terzo, i detenuti a Verbania che hanno un’occupazione che li porta a trascorrere parecchie ore fuori dal carcere.
Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori nei giorni scorsi ha richiamato l’attenzione sulle attuali condizioni del carcere della sua città, dove su 521 detenuti (a fronte di una dotazione di 319 posti) solo 36 sono inseriti in percorsi lavorativi esterni. Forse un caso limite, intanto a Verbania le proporzioni sono diverse e l’esperienza è consolidata: nacque con proposte come quelle della Banda Biscotti, tra i primi esempi di economia carceraria con persone che mentre pagano il loro debito con la giustizia imparano a sfornare dolcezze.
Altri si stanno addestrando nel settore ristorativo alla mensa sociale di villa Olimpia e alla caffetteria di Casa Ceretti a Intra, con l’accompagnamento degli educatori della cooperativa Il Sogno. Qualcuno è anche impiegato in imprese del territorio. Risulta così che le opportunità di lavoro finalizzate all’inclusione a fine pena a Verbania sono più numerose rispetto ai detenuti che possono seguire questo percorso.
Necessaria la buona condotta - “Requisiti indispensabili sono aver scontato almeno metà della condanna e la buona condotta” riporta Mellano. È la spiegazione per cui il numero a cui può essere applicata la semi libertà necessaria per svolgere mansioni fuori dal carcere è limitata e la direzione del carcere ha avanzato al provveditorato regionale una proposta per vagliare la disponibilità di trasferimenti da altri istituti penitenziari per occupare alcune posizioni lavorative scoperte.
“In Piemonte succede anche a Biella, dove esiste una sartoria per 120 inserimenti, e ci sono 40 posti vuoti” informa il garante. Nella sua ultima relazione al Consiglio regionale ha sollevato la questione dell’esigenza di un potenziamento dell’assistenza sanitaria in carcere, in difficoltà come tutti i settori del sistema sanitario pubblico. L’emergenza riguarda soprattutto il disagio mentale. Ne soffre il 30% delle persone sottoposte a restrizioni della libertà. “Anche in questo ambito - riferisce Mellano - la situazione a Verbania è migliore che altrove. Ho incontrato il responsabile, il medico Antonio Rodari, e il collega referente Federico Gozzi, che si sono fatti carico del problema di salute segnalatomi da un detenuto”.
La biblioteca e la palestra - Gli spazi nel carcere di Verbania sono limitati, ma di recente sono stati riorganizzati anche per ricavare una biblioteca e una palestra. Un’iniziativa dell’ex direttrice Stefania Mussio (sostituita di recente dal collega Domenico Minervini che si sdoppia con la gestione del carcere di Cuneo) e realizzata grazie al contributo di Fondazione Comunitaria Vco, ordine degli avvocati di Verbania e Rotary, che hanno anche sostenuto il completamento in uno dei cortili della casa circondariale di un campetto per basket, volley e calcetto. Un impianto usato nell’ora d’aria e allestito con il contributo manuale di agenti e detenuti.











