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di Francesco Rossi

Il Verbano, 15 dicembre 2022

“Siete sarti per amore. Il vostro lavoro è un atto d’amore per la nostra comunità e per questo vi diciamo con il cuore: grazie”. Così giovedì 8 dicembre, solennità dell’Immacolata, don Riccardo Zaninetti, parroco di san Leonardo a Pallanza, si è rivolto ai detenuti della Casa circondariale presenti alla messa in collegiata. n grazie è per gli arredi sacri che da qualche settimana colorano l’altare della chiesa. Sono frutto delle preziose mani artigiane di Lorenzo e Michele, due detenuti, coinvolti nel “Laboratorio sacro”.

È il progetto nato in collaborazione tra parrocchia e carcere, dove già è presente da qualche tempo un laboratorio di Le mani di “sarti per amore” realizzano paramenti sacri sartoria. Da questo è nata l’idea di dare vita anche a una sezione dedicata ai “paramenti” e addobbi sacri da utilizzare nella collegiata di san Leonardo. Detto, fatto. A novembre è partito il progetto e i primi risultati ora sono già sotto gli occhi dei fedeli. A marzo, a iniziativa conclusa, l’intera produzione sartoriale sarà messa in mostra e presentata alla comunità.

“L’obiettivo - spiega don Riccardo - è creare una “rete” di cooperazione tra la comunità parrocchiale e la casa circondariale della città. Tale collaborazione è anche finalizzata a far conoscere il prezioso lavoro educativo e di reintegrazione umano e sociale che il penitenziario ha come specifico della propria missione. n laboratorio inoltre permetterà ai detenuti coinvolti di relazionarsi con un apposito personale esterno che li sensibilizzerà all’arte sacra al fine di aumentare le loro conoscenze culturali e religiose”.

A sua volta la direttrice del carcere di Verbania, Stefania Mussio, intervenendo al termine della messa ha evidenziato come “oggi non siamo qua tanto a festeggiare, ma a vivere insieme un momento di solidarietà e di comunità. È importate per le persone detenute poter vivere momenti di normalità. La solidarietà è una delle virtù più grandi. Se il Vangelo ha dedicato una delle beatitudini ai carcerati, un motivo ci deve essere. E deve essere speciale e di forza, di incoraggiamento”.