di Cristina Pastore
La Stampa, 26 aprile 2025
Lorenzo e Michele avevano incontrato il Pontefice nel 2022. Per loro quella giornata rappresenta un ricordo indelebile. Incontrare Papa Francesco, anche solo per pochi minuti, per tutti è stato qualcosa di speciale, per Lorenzo e Michele di più. Erano detenuti tre anni fa quando con una delegazione della comunità carceraria di Verbania lo avvicinarono durante un’udienza generale, e ancora adesso sono in cella. La notizia della morte di Francesco li ha raggiunti nella casa circondariale di Pallanza, dove hanno imparato a ricamare. L’invito del Papa ad andarlo a trovare era arrivato dopo che gli avevano mandato un loro lavoretto.
“Ogni punto è un pensiero” gli avevano scritto. Per prepararsi all’incontro in Vaticano avevano fatto anche uno stendardo, che gli avevano portato in dono, ricamato con un milione e trecentomila punti, e dunque un contenitore di una miriade di riflessioni, speranze, angosce. Adesso che Papa Francesco non c’è più, avvertono il vuoto lasciato da colui che aveva sempre incarnato la vicinanza agli ultimi. E tra questi ci sono coloro che, come Lorenzo e Michele, devono saldare conti con la giustizia degli uomini.
“Per noi quel momento fu una carezza al cuore: con poche parole ci ha incoraggiato e trasmesso consigli preziosi colmandoci di gioia” scrivono in una lettera consegnata alla direttrice del carcere di Verbania Claudia Piscione. “Vorrebbero - riporta la direttrice - che questo loro biglietto potesse unirsi ai segni di cordoglio e riconoscenza che stanno giungendo da tutto il mondo in memoria di papa Francesco”.
“Con la sua scomparsa - scrivono Lorenzo e Michele - per noi viene meno un punto di riferimento. È stato il pontefice degli emarginati e della cura del creato. Ci ha insegnato il coraggio del cambio di rotta per trovare una via che non distrugga, ma coltivi, ripari e custodisca”.
Al Papa Lorenzo e Michele rivolgono un ultimo grazie: lo ricorderanno nelle loro preghiere sapendo come il Santo Padre nelle sue dava precedenza ai fragili, i “beati”, secondo la buona novella, del Regno dei cieli. Lorenzo e Michele, che attraverso il carcere stanno cercando un’occasione di riscatto, sono tra gli 80 detenuti della casa circondariale di Pallanza impegnata nel costruire esempi di rieducazione e opportunità di inclusione sociale. Grazie a una rete di enti, associazioni, volontari e della cooperativa il Sogno si riesce a mettere in campo progetti di formazione professionale e inserimento lavorativo come la mensa sociale Gattabuia e il laboratorio Banda biscotti.











