di Andrea Zanello
La Stampa, 20 marzo 2020
Una sessantina di detenuti del carcere di Biliemme ha deciso di rinunciare al vitto donandolo all'Associazione Don Luigi Longhi dell'Aravecchia. I reclusi hanno deciso di non usufruire di quello che ogni giorno il carrello porta in cella: colazione, pranzo e cena. Si arrangiano con quello che arriva loro da fuori da parte dei parenti e con quello che riescono ad acquistare. Il loro non è uno sciopero della fame.
Lo fanno per l'iniziativa #perlepersonedetenute:nonvogliamomoriredentro. È una forma di protesta pacifica come quelle messe in atto da diversi giorni attraverso la battitura delle inferriate per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle condizioni di sovraffollamento delle carceri. Condizione che si è aggravata con l'emergenza legata al Covid-19.
Tra le misure per affrontarla infatti sono stati sospesi i colloqui fisici. A Vercelli però sono stati potenziati i servizi per mettere in contatto i detenuti con le famiglie. Oltre a poter usufruire di postazioni con Skype ogni detenuto ha diritto a fare una telefonata al giorno.
L'associazione Sant'Egidio, insieme ad altri sodalizi legati al mondo del volontariato che si occupano del carcere, ha anche versato dei fondi a favore dei detenuti indigenti. La popolazione carceraria della casa circondariale di Vercelli è di circa 320 unità. Per ora, anche grazie alle misure prese con il protocollo dell'Asl, la situazione sanitaria interna al carcere non desta preoccupazione. Tutti i detenuti che entrano in struttura affrontano un periodo di quarantena.










