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di Filippo Simonetti


La Stampa, 17 gennaio 2021

 

"Ma il Covid non fermerà lo sport in carcere". "Forrest" avevano chiamato la formazione di calcio, per celebrare la pellicola da Oscar con Tom Hanks che richiamava quella voglia di correre e di costruirsi da soli il proprio avvenire, nonostante tutto.

E loro, i detenuti del carcere di Billiemme, ne avevano tanto bisogno. Per anni il pallone ha regalato anche questo sogno a chi sconta una pena nella casa circondariale all'ingresso di Vercelli: partite del torneo Csi con squadre ospiti - per ultime quelle del girone di Novara - che venivano qui a regalare attimi di spensieratezza. Poi, più nulla. Per ultimo è arrivato il ciclone Covid a rendere tutto più difficile. E, infine, a cancellare la speranza di tornare a correre tutti insieme dietro a un pallone.

Ma le misure per la pandemia, qui a Billiemme, non potevano fermare ogni cosa. Lo sport ora è tutto nelle palestre (una per piano, oltre a quella per la divisione femminile), fino a quando le temperature non saranno più miti e non si potrà tornare a utilizzare il campo da calcio, rigorosamente divisi in gruppi e contingentati. "Si tratta di un'ottima valvola di sfogo - racconta Antonella Giordano, dal 2019 a capo dell'istituto penitenziario -. Inoltre, al quinto piano, si stanno effettuando lavori di ristrutturazione: ci sono 6 detenuti impegnati nell'opera di implementazione. Abbiamo adottato un lavoro di squadra in maniera ancora più sistematica: il vero valore aggiunto per fronteggiare la crisi sanitaria".

Ma c'è dell'altro. La scuola, il lavoro. Corsi professionali di decorazione e stucco, giardinaggio e apicultura. Le mansioni lavorative finanziate dal progetto "Cassa delle ammende" e gli impieghi nei cantieri esterni in collaborazione con il Comune. "Almeno il 50% della popolazione di detenuti è impegnata in attività lavorativa di vario tipo: un fattore fondamentale per l'autostima, oltre che una fonte di sostentamento per i loro familiari".

L'anno appena iniziato ha portato con sé alcune novità importanti dal punto di vista dei rapporti quotidiani tra detenuti e famigliari: "Abbiamo incrementato i contatti grazie e soprattutto anche ai video-colloqui via WhatsApp e via Skype. "I detenuti, anche in quest'ultimo anno di pandemia, hanno proseguito con la didattica a distanza, mentre sono rimasti in vigore i rapporti settimanali con gli operatori del Sert e con gli psicologi così come l'attività all'interno dello sportello carcere-lavoro", prosegue la direttrice.

Nelle ultime settimane i detenuti del penitenziario cittadino si sono distinti per un gesto di generosità: "Hanno contribuito alla raccolta di beni destinati al Banco Alimentare", racconta Valeria Climaco dell'area educativa. A causa dei protocolli più restrittivi non è stato possibile organizzare il solito pranzo natalizio: i detenuti hanno comunque ricevuto alcuni pacchi regali grazie alla comunità di Sant'Egidio e all'associazione "Migrantes", mentre la Caritas ha donato i panettoni.