di Andrea Zanello
La Stampa, 23 agosto 2024
Il dottor Cancelliere è uno dei due specialisti dell’Asl in servizio nel carcere di Billiemme: incontra in media 20 pazienti al giorno. “La psichiatria in carcere è diversa da quella fuori. Quando varchi la soglia di ingresso cambia qualcosa, è inevitabile”. Il dottor Francesco Cancelliere è uno dei due psichiatri dell’Asl Vercelli che lavora all’interno del carcere di Biliemme. I Radicali, che hanno visitato sabato il carcere con una delegazione guidata da Filippo Blengino, hanno diffuso dati che raccontano come a Vercelli 60 detenuti siano tossicodipendenti, 14 sottoposti a terapia metadonica. I dipendenti da alcol sono 2. I pazienti psichiatrici sono 100, 30 detenuti a settimana sono attenzionati per rischio suicidio e su 264 carcerati 168 sono sottoposti a farmacologia per disturbo psichiatrico.
Con questo, e molto altro, si confrontano il dottor Cancelliere e il suo collega. Di coordinare le attività sanitarie dei detenuti (in carcere e all’esterno) si occupa il dottor Francesco Mancuso, direttore della Medicina penitenziaria: attività che coinvolge psichiatri, psicologi e medici servizio dipendenze, e tutto il personale medico e paramedico necessario alle esigenze delle persone recluse. “Fuori ci si occupa dei disturbi psichiatrici, ma dentro al carcere spesso la sofferenza psichica non è connessa per forza a disturbo mentale - spiega Cancelliere -. Essere rinchiusi comporta sofferenza psichica: disturbi che potevano essere latenti e non erano comparsi prima possono manifestarsi acuiti dalla condizione di disagio in contesti di libertà limitata”.
Cancelliere e il suo collega a turno fanno almeno 6 ore a settimana, “che poi sono sempre di più”, in cui vedono 20 pazienti in media al giorno. Si tratta di attività di consulenza, senza prendere in carico le persone. “In questi anni si è incrementata l’utenza, le visite sono triplicate: c’è grande necessità”.
Le situazioni di adattamento alla condizione della privazione di libertà sono diverse: “Un aspetto diretto dello psichiatra in carcere è la somministrazione farmacologica: la richiesta è enorme”. Ansiolitci, antidepressivi, antipsicotici la cui somministrazione deve anche fare i conti con dipendenze da droghe e alcol che i detenuti si portano dietro dalla vita precedente. “L’utenza è eterogenea ma il contesto è di grande disagio sociale, specie per stranieri e irregolari”.
Un tema ricorrente è il rischio suicidi. Fino allo scorso luglio ne sono stati sventati 3, nel 2022 i tentativi erano stati 4, l’anno scorso 7. “Tra i più a rischio ci sono i nuovi giunti. Ma ci sono anche periodi insidiosi: quelli comuni a tutti, come le feste, e quelli legati alla sfera individuale: quando arriva una sentenza, soprattutto se definitiva, il detenuto va monitorato. Anche le ricorrenze o gli anniversari di una sentenza sono a rischio perché ricordano la condizione di recluso”.
Sono 192 i detenuti a Vercelli con sentenza definitiva, uno ha l’ergastolo. In 72 sono in attesa di giudizio. “Negli anni c’è stato un buon lavoro di rete tra diverse aree: quella giuridico trattamentale, quella penitenziaria, quella sanitaria con incontri regolari sul rischio suicidi che hanno acceso l’attenzione su situazioni difficili risolvendo molti problemi”.











