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di Antonio Ferrari

Corriere della Sera, 11 settembre 2023

Il regime, dimenticate le aperture del passato, è in preda alla ferocia per difendere la propria esistenza. Il coraggio delle donne che lottano contro abusi e violenze. L’Iran è uno dei Paesi del Vicino Oriente che amo di più. L’ho frequentato non so quante volte e ne ho vissuto quasi tutte le fasi più importanti. L’ultima volta vi arrivai, accompagnando il presidente greco, e scoprii le ultime sorprese.

Una delle lobby più potenti del Paese è quella ebraica. Gli israeliti posseggono quasi tutti i grandi negozi, lungo il viale principale della capitale Teheran. Chiudono il venerdì e riaprono sabato sera. Anche in Parlamento sono potentissimi. Ma per aggiustare le nefandezze attuali del regime, precipitato nella vergogna e nell’orrore, ci vuole ben altro.

Un tempo era vietato alle Donne di togliersi il velo. Naturalmente in pubblico. Una cara amica, vera artista, mi invitava a casa sua nella parte alta di Teheran, dove abitava l’elite della capitale. Veniva a prendermi in taxi. “Siediti davanti e non girarti. Pago io la corsa”. Arrivati davanti al portone la ragazza apriva con le chiavi e sull’ascensore salivamo al quinto piano. Entrati in casa, la ragazza si toglieva il velo e gli abiti castigati. Uno splendore di donna. Sembrava una modella spregiudicata. Trascorremmo così serate meravigliose.

Mi auguravo che le promesse sulle condizioni e la protezione delle Donne fossero state realizzate. Pia illusione. Il regime, ripiegato sulla violenza più brutale per proteggere la propria sopravvivenza, ha raggiunto picchi di ferocia incredibili. Safa Aeli, coraggiosa e intrepida, pronta a tutto per difendere la sua gente, postava su Instagram una famosa frase: “Possono torturarmi, rompermi le ossa, anche uccidermi. Avranno il mio corpo senza vita, ma mai la mia obbedienza”. Aeli, 30 anni, è lo zio di Mahsa Amini, fratello della madre, ed è stato arrestato dalle squadracce del dittatore Khamenei che lo hanno portato in un luogo sconosciuto. Aeli, come ha raccontato sul Corriere della Sera la nostra eccellente inviata Greta Privitera, non ha mai nascosto la sua rabbia per la morte di Mahsa, ammazzata il 16 settembre 2022 dai calci e dai pugni del regime che intendeva punirla per una ciocca di capelli fuori dal velo.

Quanto sta accadendo in questi giorni è davvero mostruoso. Quanto racconta con precisione e passione la collega Privitera, è un crescendo di brutalità. Pensate che il regime ha ammazzato 537 persone. Sempre Greta racconta le sevizie subite dalla giornalista Nazila Maroufian, arrestata per la quarta volta e prigioniera nel carcere di Evin: “Hanno abusato di me nelle peggiori condizioni, mentre venivo arrestata a casa mia”.

Verità agghiacciante: le guardie violentano donne e uomini. Alle ragazze numerosi genitori, durante le visite in carcere, portano la pillola del giorno dopo, per evitare sgradevoli gravidanze. Eppure, dice Nazila, in sciopero della fame da una settimana, “lo faccio per il popolo iraniano e per tutte le Donne che soffrono. Chi non ne parla ha le sue ragioni per avere paura. Ma io, a 23 anni, non mi fermo”. Questa ragazza ha davvero un coraggio da leonessa. Merita un forte abbraccio.