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di Valentina Stella

Il Dubbio, 19 marzo 2022

Per il deputato PD Walter Verini, membro della Commissione Giustizia, la coppia Renoldi - Tartaglia alla guida del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria rappresenta il giusto equilibrio per garantire una pena umana nella sicurezza interna ed esterna agli istituti di pena. Una detenzione vissuta dignitosamente annulla la recidiva. Ma il dem rivolge nuovamente un appello alla Ministra: oltre alla modifica del regolamento penitenziario si faccia un decreto di urgenza. ‘Noi saremo al suo fianco’.

Onorevole come giudica la nomina di Renoldi al vertice del Dap?

Dopo la decisione di lasciare il vertice del DAP da parte di Dino Petralia, che insieme a Roberto Tartaglia ha garantito una guida collegiale seria e affidabile, la nomina di Renoldi si inserisce in questo contesto: continuare a lavorare per la sicurezza dentro le carceri e, insieme, rafforzare nella gestione penitenziaria i principi della Costituzione, tesi ad una pena non solo afflittiva, ma in grado di garantire trattamenti umani in grado di recuperare chi ha sbagliato e reinserirlo nella società. Il profilo di Renoldi garantisce pienamente questo impegno, insieme a quello di Tartaglia e in collaborazione con le forze della Polizia Penitenziaria e con tutte le figure multidisciplinari che operano negli Istituti di pena.

La Ministra Cartabia, in audizione al Senato, non facendo un riferimento diretto, ha comunque stigmatizzato la campagna stampa del Fatto Quotidiano e forse per la prima volta ha assunto un atteggiamento conflittuale nei confronti di due partiti di maggioranza, Lega e Movimento Cinque Stelle...

Io non ho letto queste dichiarazioni della Ministra come polemiche verso chicchessìa. Non ha attaccato chi dissentiva, ha fatto capire che le sue decisioni non dipendono dalle opinioni di un giornale, avendo altri interlocutori come Governo e Parlamento. E poi però ha difeso la sua scelta ricaduta su Renoldi, coerente con i principi costituzionali e con una idea dell’ordinamento penitenziario e della politica carceraria che siano - e sottolineo che oggi non lo sono - coerenti con quanto previsto dall’articolo 27 della Costituzione, ma anche con gli articoli 2 e 3.

Il voto su Renoldi alla fine è stato unanime in Cdm...

Appunto. Ho ritenuto le polemiche, che ci sono state in questi giorni fino anche a dopo la nomina, non condivisibili ma anche poco comprensibili.

Perché?

Stiamo parlando di una personalità della magistratura che ha svolto anche il ruolo di giudice di sorveglianza, il quale in diverse occasioni ha espresso delle sue opinioni, tra l’altro, sul regime carcerario duro. Le opinioni possono essere condivisibili o meno ma oggi Renoldi è il capo del Dap ed è tenuto - e così sarà - a gestire il sistema carcerario innanzitutto secondo le indicazioni che la Ministra, il Governo e il Parlamento daranno e poi attraverso i principi costituzionali, che racchiudono altresì il tema della sicurezza. È impensabile credere che ora arrivi Renoldi e chissà cosa smantella. Sarà chiamato a facilitare la vita quotidiana all’interno del carcere, ad aiutare lo sviluppo di trattamenti umani e socializzanti, a potenziare l’affettività, a combattere il sovraffollamento, a debellare la disumanità presente in alcuni istituti, come quello di Torino, recentemente visitato dalla Guardasigilli, a garantire la sicurezza.

La nomina di Renoldi è forse il primo atto concreto della Ministra sul carcere. Ora si può passare alla modifica del regolamento penitenziario, come suggerito dalla Commissione Ruotolo?

Non si può, si deve. Le dimissioni di Petralia sono state inattese anche se motivate. La Ministra si è trovata ad affrontare una vacatio. Adesso però si prenda subito quanto elaborato dalla Commissione e con un semplice atto ministeriale si modifichi il regolamento penitenziario. E poi si definiscano anche interventi normativi da adottare con lo strumento del decreto, che abbia i requisiti di necessità ed urgenza. Noi saremo al fianco della Ministra.

Ma c’è la sostenibilità politica?

Partiamo da un presupposto: al di là di quelli in misura alternativa o affidati alla messa alla prova, in carcere ci sono persone che hanno sbagliato e stanno scontando una pena. Dopo la detenzione usciranno: ecco, non solo perché lo dice la Costituzione (ma anche perché lo prevede il buon senso) un detenuto che in carcere è stato trattato umanamente, è stato rieducato, ha socializzato, ha studiato o ha appreso un lavoro, tornerà nella società, terminato di scontare la pena, senza più delinquere. Quindi, se si parte da questo principio, ossia che investire in umanità significa investire pure in sicurezza, chi è che può opporsi? Non stiamo parlando di amnistia o indulto che sono impraticabili, ma di misure per rendere la vita all’interno del carcere più umana e più sicura anche per l’interno degli istituti di pena. Voglio vedere se i Salvini davanti a questo ragionamento potranno opporsi.

Però la Lega è quel partito che dice che il garantismo finisce con il processo. Poi certezza della pena, senza troppi problemi...

Il loro è un garantismo a la carte. Dietro il garantismo a corrente alternata, spunta il populista, il giustizialista, l’amico del cappio. Aggiungo una cosa.

Prego...

La Camera si sta apprestando a votare la riforma dell’ergastolo ostativo. Abbiamo trovato un testo che ora stiamo limando in Aula e che rispetta, secondo noi, le indicazioni della Corte Costituzionale. E lo approveremo con una larghissima maggioranza. In queste ore stiamo lavorando per una norma transitoria per portare da 30 a 26 gli anni di carcere dopo i quali poter presentare la domanda per valutare la possibilità di accedere al beneficio ma anche sul tema dell’inesigibilità della collaborazione. Poi la prossima settimana si voterà - ne sono il relatore - la legge Siani per non avere mai più bambini in carcere. Si tratta di un problema di dimensione ridotta ma anche di grande civiltà. E anche qui ci potrebbe essere la possibilità di un accordo ampio. Quindi se si propongono tematiche serie con equilibrio e senza propaganda la convergenza si trova.