di Pierpaolo La Rosa
Il Tempo, 14 marzo 2022
“Se si vuole stravolgere il testo uscito dal Consiglio dei ministri, un testo pur ovviamente miglioratile dal Parlamento, prevedo una vita dura per questo progetto di riforma. Al di là della quantità degli emendamenti presentati, diversi di questi, specialmente quelli del centrodestra, invece di migliorare la riforma, la stravolgono. Questo, per noi, è ovviamente inaccettabile”.
Non ha dubbi il deputato del Pd e componente della commissione Giustizia della Camera, Walter Verini, sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e del Consiglio superiore della magistratura. Provvedimento di cui è relatore.
Onorevole Verini, cosa non va negli emendamenti del centrodestra?
“Sono emendamenti che contengono profili di incostituzionalità. Penso al sorteggio del Csm, a quelli che surrettiziamente vorrebbero introdurre la responsabilità diretta dei giudici: un argomento questo su cui non ci sarà il referendum, perché la Consulta non l’ha ammesso, e che sarebbe un duro colpo all’autonomia della magistratura ed all’obbligatorietà dell’azione penale. Ci sono altri emendamenti che hanno qualche rischio di incostituzionalità e che secondo noi sono sbagliati nel merito: un conto è eliminare le porte girevoli per chi sceglie di candidarsi e militare in un partito, un conto è volere punire coloro che per un periodo della propria vita svolgono un servizio per lo Stato. Sono tre esempi sufficienti per dire che stravolgono l’impianto del lavoro fatto dalla Guardasigilli, Marta Cartabia”.
Si va allo scontro?
“Ricordo che questo Parlamento e questa maggioranza sono riusciti ad approvare una riforma del processo civile ed una riforma del processo penale. Non vedo perché non dovremmo riuscirci anche con la riforma dell’ordinamento giudiziario che, se approvata così come delineata dal Cdm, può aiutare la magistratura in quel processo di necessaria ed urgente autorigenerazione richiamata più volte da Sergio Mattarella”.
Mario Draghi ha assicurato che il governo non porrà la fiducia sulle misure…
“Draghi disse che il governo non intende mettere la fiducia perché si dà al Parlamento la possibilità di discutere, ma Draghi aggiunse che bisogna lavorare con la condivisione della maggioranza. Questa seconda parte del discorso del premier non viene ricordata da tutti, ma da noi sì. Come Pd abbiamo presentato una trentina di emendamenti: su alcuni di questi probabilmente non ci sarà il consenso della maggioranza. Ed allora noi, rispettando quell’impegno della condivisione, non faremo barricate. Se non ci fosse condivisione, li ritireremmo. Basta con la guerra dei 30 anni tra politica e magistratura”.










