di Angiola Petronio
Corriere del Veneto, 19 marzo 2025
L’uomo era tornato in cella lunedì. Gli avvocati: serve più lavoro in carcere. “Non paiono esserci particolari dubbi sulla dinamica dei fatti, purtroppo di agevole ma anche tragica constatazione, né allo stato sono emerse negligenze da parte dell’istituto di pena”. È nelle parole del procuratore capo Raffaele Tito la cronaca del secondo suicidio in meno di 48 ore nella casa circondariale di Montorio. Quel penitenziario in cui, ieri mattina, M. V. si è impiccato. Domenica era stata la volta di Alex, detenuto di 69 anni che nella cella che condivideva con altri due reclusi doveva restare fino al 2031.
Aveva 58 anni, M.V. Una vita in Valpolicella, un lavoro come autista e un viluppo di condanne, tutte sotto la stessa egida. Quella dello stalking ai danni dell’ex moglie e dei figli, del danneggiamento e della violazione al divieto di avvicinarsi. Un rosario di reati iniziato nel 2021 che ha portato, lo scorso febbraio, a una condanna di primo grado a due anni e tre mesi. Senza che lui, nel frattempo, si fermasse. Arresti domiciliari, poi il carcere per averli violati. Era uscito dalla cella il 22 ottobre, M.V., con il divieto di avvicinamento a ex moglie e ai due figli. Divieto eluso e il fatto che il 58enne fosse senza fissa dimora, hanno spinto la procura a chiedere nuovamente la misura cautelare in carcere. Quella che i carabinieri avevano eseguito nel primo pomeriggio di lunedì. Era in una cella di Montorio da poco più di 12 ore, M.V. Ha aspettato che il compagno di cella uscisse per andare a lavorare all’interno del carcere e si è impiccato. Lo hanno trovato quando gli hanno portato la colazione.
“Servono urgentissime misure deflattive della densità detentiva e immediati rinforzi agli organici della polizia penitenziaria altrimenti, sarà ancora morte e sofferenza”, il commento di Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa polizia penitenziaria. “A Montorio ci sono 595 reclusi presenti a fronte di soli 318 posti disponibili, gestiti da 318 operatori di Polizia penitenziaria”, le sue parole. Quelle a cui fanno eco le riflessioni del presidente della Camera penale di Verona, Paolo Mastropasqua. “Con un carcere - e quindi col personale medico, quello sanitario e gli educatori tarato su 318 detenuti - è evidente che ci sia un problema di assistenza. E magari certe situazioni, in particolare quelle di natura psichiatrica, possono sfuggire. La prospettiva è aumentare il lavoro, quello all’interno del carcere e quello all’esterno”.
Il secondo suicidio a Montorio in meno di 48 ore è presto diventato terreno di scontro. “Una tragedia che impone una riflessione profonda. La priorità assoluta è l’immissione di nuovo personale negli istituti penitenziari”, il commento del presidente della Regione Veneto Luca Zaia che ringrazia “il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario Ostellari per la costante attenzione agli istituti penitenziari veneti”. “Ringraziamenti” contestati dalla capogruppo alla Camera di Avs Luana Zanella. “Non so che notizie abbia Zaia ma il ministro Nordio non ha preso nessuna iniziativa e tace addirittura sui suicidi”. A Nordio chiede di intervenire il senatore Andrea Mastella, segretario regionale del Pd “per risolvere l’emergenza sovraffollamento delle carceri venete e per affrontare in maniera complessiva le carenze di organico del personale della polizia penitenziaria e degli operatori socio sanitari”. A ribattergli il segretario provinciale della Lega ed europarlamentare Paolo Borchia. “La sinistra che oggi si lamenta è la stessa che negli anni di governo ha chiuso istituti e votato provvedimenti svuota-carceri. Martella farebbe meglio a ricordarlo prima di parlare di sovraffollamento”.











