di Francesco Oliboni
Verona Fedele, 21 novembre 2025
Un gruppo nutrito di senza dimora. Mamme sole con i loro bambini e donne fragili. Anziani, persone con disabilità, giovani con varie problematiche. Famiglie del territorio con diverse difficoltà. Migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Ex detenuti e addirittura alcune persone attualmente in carcere, ma con un permesso speciale. E ad accompagnarli c’erano tutti i loro educatori, volontari, operatori del sociale, in alcuni casi anche sacerdoti e religiose. Le meravigliose formelle bronzee sulle porte della basilica di San Zeno hanno visto passare davanti a loro ben trecento persone sabato 15 novembre in quello che è stato chiamato Giubileo Speranza e Povertà.
Trecento ospiti accolti con un immenso calore umano da circa 70 giovani, del gruppo di Young Caritas Verona, degli scout di Bovolone e della Gioventù canossiana. E le parole che si udivano all’ingresso in basilica erano tutte di stupore e meraviglia per la bellezza di quel luogo ricco di opere d’arte e di storia, per l’allestimento, per il clima di famiglia che si è venuto a creare in pochi minuti. Quattro storie segnate dalla fragilità, ma alimentate da tanta speranza, hanno accompagnato la prima parte della mattinata. Quattro storie molto diverse: migrazione, carcere, disabilità, solitudine, assenza di un tetto sotto il quale dormire; ma quattro storie che hanno tutte ricondotto le persone ad un denominatore comune, appunto la speranza. Che non è mai venuta meno, anche grazie alla vicinanza di persone che si sono affiancate e hanno teso una mano. Ciascun racconto di vita è stato intervallato dal canto, molto appassionato, di un giovane veronese, Giovanni Signorato. Sulle parole “Credo negli esseri umani” di Marco Mengoni, che riecheggiavano in quella immensa basilica, più di qualche lacrima ha solcato il volto delle persone presenti.
Poi è arrivato il momento del pranzo, nella chiesa inferiore, con una battuta di don Matteo Malosto, direttore della Caritas diocesana, che ha portato ancora più entusiasmo nei commensali: “Credo che nessuno di noi abbia mai mangiato in un ristorante più bello di questo”. L’Associazione Piccola Fraternità di Isola della Scala ha pensato ai risotti, mentre la Casa di riposo Fondazione Marangoni di Colognola ai Colli al pollo con le verdure. Anche la scelta di chi ha organizzato il menù non è stata casuale. Alla fine, tutti hanno lasciato la basilica soddisfatti.
Conclude don Malosto: “Caritas, San Vincenzo, Adoa, Fondazione Opera Famiglia Canossiana Nuova Primavera, associazione La Fraternità, i frati di San Bernardino e del Barana: è una delle prime volte che come Chiesa di Verona, insieme al Terzo settore e alle comunità religiose, organizziamo qualcosa insieme. Questo sicuramente è stato il primo frutto fondamentale dello Spirito Santo: avere la profezia di fare del bene, ma di farlo insieme”.









